lunedì 9 settembre 2013
venerdì 6 settembre 2013
Che succede ad Avellino?
Se
le regole democratiche non sono rispettate, per un’associazione di volontariato
ricorre l’obbligo di cancellazione dagli albi giacché viene meno una delle
caratteristiche dell’articolo 3 comma 3 della 266/91.
Se
il consiglio di presidenza agisce come un politburo di sovietica memoria,
entrando a gamba tesa sulle decisioni degli organi territoriali
democraticamente stabiliti nello Statuto, la democrazia, oltre al rispetto per
le confraternite e per i volontari, è violata!
È
quanto si deduce da una lettera del coordinatore della Provincia di Avellino
che lascia esterrefatti e che è circolata ieri tra le Misericordie dell’area.
In
gioco la convenzione per i servizi del 118 della provincia, da sempre affidati
alle Misericordie ed alle Pubbliche Assistenze presenti nei paesi e città
previsti dal piano Regionale.
A
quanto riferisce il coordinatore, confratello Gabriele Lucido, che si firma “coordinatore
defenestrato”, “Il consigliere Teodosio (consigliere, in
posizione non chiara derivante da un ipotetico mandato ASL o da Confederazione, si prodigava alla soluzione
del problema, nominando le Misericordie che avrebbero dovuto coprire le
postazioni di Calitri (sospesa recentemente dalla confederazione e che ha
fatto ricorso al collegio probivirale n.d.r.) e di Vallata (dipendente sino ad oggi dalla Misericordia di Calitri
n.d.r.) cercando a destra e a manca gli
infermieri. In tale contesto veniva investita della problematica anche la persona che il sottoscritto aveva
contattato per la nascita della Misericordia di Vallata già sez. di Calitri per
ben 12 anni, approvata dal coordinamento della provincia di Avellino il 13
luglio scorso con voto contrario del consigliere Teodosio.
Qualcuno si è preso la briga
di comunicare all’asl di Avellino che le comunicazioni andavano fatte in
Confederazione e non più al coordinatore. “
Sembra, inoltre, leggendo tra le
righe la missiva, che anche il principio della gratuità delle prestazioni degli
associati venga a traballare quando si accenna alla vicenda che inserisce infermieri delle
associazioni a bordo delle autoambulanze 118. Infatti, Gabriele riprende:
“
La trattativa con l’asl per gli infermieri da chi è stata condotta?
Ricordo che la stessa ha provocato le dimissioni del precedente coordinatore
Giuseppe Festa. Dopo l’elezione del sottoscritto al coordinamento provinciale
ho partecipato, insieme al responsabile
regionale ANPAS e croce rossa, ad un tavolo di concertazione per il rinnovo
della convenzione. In tale concertazione,
poi purtroppo arenata per problematiche derivanti dall’asl, erano state
definite le seguenti azioni :
importo per gli infermieri pari
al ccnl di Misericordie e/o ANPAS.
Accettare le condizioni
della convenzione di ex Avellino 2 (da indiscrezioni sembra che sia stato
concordato un forfait di 12 € ad ora n.d.r.),
oggi, crea per tutti un precedente dannoso e difficilmente superabile. Chi
discute con l’asl e accetta determinate condizioni, non tenendo presente la
base, quindi il coordinamento, quindi quelle misericordie che domani dovranno
affrontare il problema, agisce a nome personale e non nell’interesse delle
confraternite. “
La lettera è indirizzata a Saggi
e Probiviri, ma io attirerei anche l’attenzione dei Revisori contabili: chi
paga i danni che deriveranno da un simile illogico comportamento!
Forse quest’aspetto, più degli
inviti ripetuti alla riflessione pure esercitati, farà ripensare le posizioni
al Presidente Confederale, al Tesoriere, ai consiglieri di Presidenza che,
inopinatamente, seguono indicazioni provenienti da qualche avventuriero
improvvisato e caotico senza verificarne l’attendibilità e filtrarne le
conseguenze.
In verità in provincia di
Avellino oggi non si stanno addensando le nubi ma, forse, si stanno diradando.
La storia comincia nel febbraio scorso con la presa di posizione del Presidente
confederale contro la Misericordia di Calitri, il seguente invio di Delegati,
prima che la regolamentazione confederale li prevedesse, tutto senza
circostanziare e formalizzare le motivazioni che inducevano a questi atteggiamenti
la Confederazione Nazionale (intesa come cerchia
magica dei pochi decidenti emersa dalle ultime elezioni e dalle assunzioni
seguite).
Detto in breve, ancora oggi, sono
indebitamente trattenute le somme erogate dall’ASL di Avelino per la
Misericordia di Calitri costringendo l’associazione ad una serie di decreti
ingiuntivi per ottenerli dalla Confederazione (!!!!) non dalla pubblica
Amministrazione che ha versato più che correttamente.
Girano denunce di diffamazione
tra il governatore della Misericordia di Calitri e i vertici nazionali che coinvolgono
anche prelati di notevole caratura. E Monsignor Agostinelli? È stato informato?
Ma torniamo ai danni materiali
che sembrano essere più cogenti di altri aspetti: le spese per eventuali
soccombenze chi le pagherà? Forse si spera che il 5 % versato dalla provincia
di Avellino possa essere devoluto a tanto o si pensa di sacrificare altre
risorse raccolte con il lavoro di tutti sperperando per il capriccio di pochi.
Oggi forse le nuvole si diradano.
Tutto ciò per tenere in mano quello che gira intorno al 118 irpino?
La domanda sorgerebbe spontanea
se non fossimo sorretti dalla speranza della buona fede dei confratelli
coinvolti e che lascia la speranza del ravvedimento e della maturazione.
Nello stesso tempo assistiamo
avviliti a Misericordie che tentano di sottrarre servizi ad altre consorelle, a
governatori che tirano colpi mancini ad altri colleghi, a schiere di volontari
che si scontrano con altri, a coordinatori che, per aver fatto il proprio dovere, vengono
brutalmente defenestrati da consiglieri di presidenza e da confratelli rampanti
che ambiscono, etc. etc.
Ma l’invito alla riconciliazione
tocca a chi è stato eletto Presidente della Confederazione ed allora utilizzo
le parole di Roberto Trucchi per la nobilissima occasione di domani 7 settembre
Giornata di preghiera per la Pace in Siria:
lunedì 29 luglio 2013
L'APPELLO DELLA FONDAZIONE BANCO ALIMENTARE ONLUS: "SIAMO IN EMERGENZA ALIMENTARE!"
| Il presidente Andrea Giussani evidenzia la fine degli aiuti alimentari europei che priverà la Rete di oltre 40.000 tonnellate di alimenti per le strutture caritative di tutta Italia che assistono quotidianamente 1.800.000 poveri. Ricevuti dal Presidente del Senato Pietro Grasso gli Enti Caritativi uniti nell’iniziativa “Insieme per l’Aiuto alimentare” |
| Riportiamo il testo dell'appello del presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus, Andrea Giussani: Milano, luglio 2013 Gentili Signori, siamo in emergenza alimentare! La fine degli aiuti alimentari europei porterà la Rete Banco Alimentare a non distribuire più 40.000 tonnellate di alimenti (1.740 tir) alle strutture caritative di tutta Italia che assistono quotidianamente 1.800.000 poveri. Questo fatto si aggiunge alla grave crisi, economica e morale, che stiamo vivendo e costringe tutti noi, nei diversi ruoli e responsabilità in cui operiamo, a porci quotidianamente domande su come combatterla e superarla. Uno dei recenti richiami ci è giunto da Papa Francesco nell’udienza generale del 5 giugno u.s., che con parole tanto chiare quanto semplici ha ricordato: "Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari, che sono ancora più deprecabili quando in ogni parte del mondo, purtroppo, molte persone e famiglie soffrono fame e malnutrizione. Una volta i nostri nonni erano molto attenti a non gettare nulla del cibo avanzato. Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se fosse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame! Invito tutti a riflettere sul problema della perdita e dello spreco del cibo per individuare vie e modi che, affrontando seriamente tale problematica, siano veicolo di solidarietà e di condivisione con i più bisognosi". Abbiamo fatto sapere, con una lettera a Sua Santità, che molti si stanno già adoperando nel recuperare il valore del cibo per donarlo a chi ne ha bisogno. E tra questi anche molte aziende della Produzione, Trasformazione, Distribuzione e Ristorazione collaborando anche con noi. Banco Alimentare dal 1989 recupera eccedenze alimentari, credendo fortemente che il cibo sia un dono che non deve essere sprecato. Lungo questo cammino abbiamo trovato tanti alleati. Crediamo che sia possibile fare ancora di più, perché altro cibo buono non vada perso e arrivi a chi ne ha bisogno. E solo insieme a voi possiamo farlo. Ringraziandovi per l’attenzione prestata, vi confermiamo la disponibilità immediata della Fondazione Banco Alimentare Onlus e mia personale, per ogni contatto ed approfondimento, anche operativo, attraverso cui sia possibile dare seguito concreto all’invito del Papa. Grazie a tutti voi. Martedì 23 luglio 2013, il Presidente del Senato Pietro Grasso ha ricevuto gli Enti Caritativi attualmente accreditati presso AGEA e uniti nell’iniziativa “Insieme per l’Aiuto alimentare”. Al termine dell'incontro Marco Lucchini, Direttore Generale della Fondazione Banco Alimentare Onlus, ha dichiarato: "Siamo onorati e ringraziamo molto il Presidente del Senato Grasso per averci ricevuto. 4.000.000 di poveri in Italia rischiano di non ricevere più aiuti alimentari dalle 15.000 strutture caritative che da sempre accolgono chi è emarginato. Il presidente Grasso non solo si è dimostrato sensibile al tema ma ha voluto farsi immediatamente promotore di rapide e possibili soluzioni a questo urgente e gravissimo problema che sta esplodendo nel nostro Paese." |
venerdì 26 luglio 2013
Bene, bravo! Però ...
Obiettivamente la presa di posizione contro il maxi prestito di 150 mln di euro alla CRI contenuta nel decreto così detto del Fare in corso di approvazione in parlamento, è da parte di Trucchi atto meritevole di lode.
L’azione del governo tesa a ripianare la mala gestio che ha
causato i rossi endemici del Bilancio della beneamata Croce Rossa, è
effettivamente scandalosa, tenuto conto del momento di risanamento e di
spending review che attraversa la nostra storia, considerata le drammaticità
che vivono alcune aziende sanitarie (vedasi il Mattino) in cui non si riesce a
pagare circa 12000 stipendi ai dipendenti, che ci sono urgenze da mettere in
pericolo la coesione sociale dell’intero paese.
Trucchi va incoraggiato in questa battaglia che ripropone il
movimento delle Misericordie anche come un movimento di cittadini attivi, non
solo tesi a produrre servizi per tutte le fasce deboli della popolazione ma
anche di cittadini attenti e coraggiosamente votati alla denuncia delle
manchevolezze che macroscopicamente i poteri e le istituzioni possano
commettere.
“Quello che poniamo alla Sua attenzione – dice Trucchi nella
lettera al Presidente Letta - è l’assoluta ingiustizia di un provvedimento che,
ancora una volta, genera privilegi verso una sola sigla dimenticando totalmente
il lavoro prezioso che migliaia di associazioni di volontariato compiono ogni
giorno nei più vari campi del vivere civile, dalla sanità al sociale, dai beni
culturali all’ambiente, dall’immigrazione alla scuola,e tanto altro ancora.”
, poi rilancia, chiedendo 1500 mln di euro proprio per quel lavoro prezioso che
le migliaia di associazioni di volontariato svolgono in giro per il Paese.
Non bene. Benissimo!
Però un però ci deve essere. Un’azione di questo tipo non
può essere sconsolatamente isolata nella storia di questo Movimento.
Non mi si dica che tutto il resto fili liscio come l’olio.
Che non eravamo sul ponte quando passavano acque putride in tanti altri settori
e momenti.
Una cittadinanza attiva e, per giunta, mirabilmente
inquadrata nella millenaria storia del volontariato cattolico, un movimento
fatto di giovani a cui brillano gli occhi quando Papa Francesco invoca la Chiesa povera per i poveri,
avrebbe dovuto dirne tante altre sulle politiche per l’immigrazione, per i livelli
di assistenza e le discriminazioni che registriamo da regione a regione, sulle
politiche giovanili inesistenti, sullo stato della sanità pubblica in alcuni
territori, per i tagli netti al fondo sociale nazionale, per una protezione
civile distratta dalle emergenze alle gestioni emergenziali di qualunque cosa
pur di non fare gare, …
150 milioni in prestito alla CRI sono comunque dati alla CRI
ed in prestito, e i milioni dati irreversibilmente in rimborsi voluttuosi alla
mala politica, al malcostume dilagante ed ai malaffari? Forse non sono affari
nostri?
Bene, bravo! Però da oggi alziamo il tiro e non spariamo
solo sulla Croce Rossa!
domenica 21 luglio 2013
Omicidio colposo per il barelliere che fa cadere il degente
Il confratello Di Minica, governatore della Misericordie di Palermo, sulla sua pagina personale di Facebook, riportava una nota dell'Associazione Infermieri Legali e forensi
http://www.ailf.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=330%3Aomicidio-colposo-per-il-barelliere-che-fa-cadere-il-degente&catid=35%3Asentenze&Itemid=2
LA DIFESA - In sua
difesa, l'uomo, ha sostenuto di aver agito «confidando sul rispetto da parte di
altri soggetti, garanti della sicurezza, dell'obbligo di rendere privo di
rischio l'ambiente lavorativo». Secondo la Quarta sezione penale della Cassazione, il
dipendente «non può ritenersi esonerato dalla particolare attenzione
richiestagli in relazione ai compiti affidatigli, in ragione dell'obbligo di
manutenzione strutturale dell'immobile gravante su altri». Anzi, proprio perché
a conoscenza delle cattive condizioni dell'ospedale avrebbe dovuto essere più
prudente.
http://www.ailf.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=330%3Aomicidio-colposo-per-il-barelliere-che-fa-cadere-il-degente&catid=35%3Asentenze&Itemid=2
in cui si riportava la sentenza di Cassazione con cui si decideva in via definitiva che era stato
omicidio colposo quello commesso nel 2003 da un barelliere del Cardarelli di Napoli, che
mentre trasportava una donna da un reparto all'altro l'ha fatta cadere: la
barella, finita in un fosso, ha sbalzato via la paziente che, in conseguenza
della violenta caduta era morta per «grave trauma encefalico».
CONDANNA - La
Cassazione ha reso definitiva la condanna inflitta dalla
Corte d'appello di Napoli al sessantottenne portantino, sostenendo che l'uomo,
nonostante fosse a conoscenza delle cattive condizioni di manutenzione
dell'ospedale, non ha posto la dovuta attenzione nello svolgere il suo lavoro. La
sentenza d'appello del 2011 ravvisava la colpa dell'imputato nel non aver prestato
«adeguata attenzione alla sconnessione del terreno» (per la mancanza di una
mattonella), pur essendo l'attenzione richiesta «in ragione del generale ed
evidente cattivo stato manutentivo dell'ospedale e della zona in cui è avvenuto
l'incidente», e ne rilevava «l'imprudenza della manovra consistita nel tirare
la barella tenendola alla proprie spalle», anziché spingerla.
Riportiamo la parte di sentenza che interessa:
LA RIFLESSIONE - Saranno mai perseguiti per omicidio colposo i reali responsabili "del generale ed evidente cattivo stato manutentivo dell'Ospedale" ?!? ed i nostri volontari che accompagnano i pazienti in Pronto Soccorsi il più delle volte fatiscenti e bui, devono andare forse corredati di generatori di corrente per illuminare le corsie degli ospedali ?
Secondo me la sentenza, giusta per definizione, evidenzia più che mai i limiti di un assetto che superando nella realtà ogni possibile fantasia, determina i canoni della dilagante sfiducia nelle istituzioni.
A noi tutti il monito di forzare la preparazione dei nostri soccorritori, di sottolineare la necessità della loro formazione continua e permanente, di sollecitare l'uso dei dispositivi di sicurezza ed il continuo esercitarci sui protocolli.
venerdì 5 luglio 2013
Protezione Civile: “altrimenti cosa stanno a fare?”
Dopo l’ultimo post sull’impiego di volontari di Protezione Civile in attività non di competenza (vedi giugno 2013), alle oltre 1000 visite al blog ed al dibattito sorto sui social network su cui era stato diffuso, ci è giunta la spiacevolissima notizia che a Sant’Agata di Militello un volontario di protezione civile, Bruno Lupica, insegnante in una scuola di Sant’Agata Militello, era stato vilmente aggredito mentre prestava servizio di controllo del traffico durante una manifestazione ciclistica. Prontamente giungeva anche la notizia che le forze dell’ordine avevano assicurato alla giustizia l’uomo che lo aveva aggredito selvaggiamente.
A quanto pare, Giuseppe Praticò, 37 anni, pluripregiudicato, giunto in auto nei pressi del circuito della gara, ha tentato di superare lo sbarramento di sicurezza approntato dagli organizzatori. Sul posto si trovava il volontario che ha cercato di fermare l’automobilista che si è scagliato contro l’uomo, dapprima minacciandolo di morte e poi aggredendolo e provocandogli fratture ad una gamba. Altre minacce sarebbero state poi rivolte ad un collega del volontario intervenuto per placare gli animi.
L’amministrazione comunale di Sant’Agata Militello ha espresso solidarietà all’operatore aggredito e a tutta la protezione civile comunale stigmatizzando la gravità dell’episodio.
Ma è proprio necessario arrivare a tanto ed esporre i volontari a simili accadimenti?
Possono i comuni sopperire alle esigenze programmabili appellandosi alla protezione civile? Il volontariato di Protezione Civile deve far fronte all’imprevedibile, semmai mettere in campo le azioni per prevenirlo ma non quello di fare ordine pubblico in un evento che magari era programmato da tempo.
A chi invoca l’impiego in “tempo di pace” della Protezione Civile perché “altrimenti cosa stanno a fare?” va proprio evidenziato che manca complessivamente un’azione di Prevenzione in questa Italia dalle mille frane, dai sismi intuiti e lasciati colpire, fatalmente arrendevole agli allagamenti dopo tre gocce di pioggia, etc.
Non è possibile che si impegnino i discendenti degli “Angeli del Fango” a sottovigilini d’occasione per distrarli dall’attesa della sciagura.
Un altro dato è venuto fuori in questi giorni. Importante e confortante.
Sono in tutto 5.542 i Comuni italiani dotati di piano di emergenza su un totale di 7.369, per una percentuale pari al 75%: lo ha reso noto il Dipartimento della Protezione Civile in base ai dati forniti dalle Regioni e dalle Province Autonome.
Nei Piani che raccolgono tutte le informazioni sulle caratteristiche e sulla struttura del territorio si evidenziano i rischi che possono costituire causa di emergenze. Il monitoraggio dei potenziali fattori scatenanti delle catastrofi, piccole e grandi, è indispensabile per far diventare quei Piani dei documenti in continuo aggiornamento, che tengano conto dell’evoluzione dell’assetto territoriale e delle variazioni negli scenari attesi.
Assumiamo qualche vigile, poliziotto o carabiniere in più e impegniamo i meravigliosi giovani della nostra Protezione Civile per non far ingiallire i piani di emergenza e farli retrocedere a meri adempimenti di legge!
mercoledì 19 giugno 2013
Cosa il volontariato non può fare in Protezione Civile!
da ITN NEWS
Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale - con circolare prot. DPC/CG/0018461 del 10/03/09 (pubblicata in G.U. n°87 del 15/04/09) - ha ricordato che è vietato alle Associazioni di Protezione Civile lo svolgimento di attività diverse da quelle "volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio,al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta a superare l'emergenza connessa agli eventi" (art.3.1 della l. 225/1992) precisando che la materia di protezione civile è chiaramente distinta e non sovrapponibile rispetto a quella dell'ordine pubblico e sicurezza (art. 117 Cods., secondo e terzo comma)"
Pertanto stante l'inequivocabile assetto normativo qualunque Associazione non può svolgere attività attinente all'ordine pubblico e sicurezza, quale, appunto, a titolo di esempio, dirigere il traffico veicolare (o presidiare, monitorare, sorvegliare o vigilare che dir si voglia).
Il Capo della Protezione Civile nazionale ha prescritto come lo svolgimento di attività diverse da quelle così previste per legge importa la radiazione dell'iscrizione dai registri o albi di Protezione Civile (come previsto dalla più volte citata circolare prot. DPC/CG/0018461 del 10/03/09 (in G.U. n°87 del 15/04/09) e, ancora peggio, in taluni casi la denuncia per violazione degli art. 316-bis c.p. e/o art. 498 c.p. (come evidenziato dalle circolari prot. DPC/CG/008137 del 09/02/2007 e prot. DPC/CG/0016525 del 11/03/2008).
Essendo che la Protezione civile non e' annoverata tra gli organi di POLIZIA STRADALE i cui compiti e funzioni sono ben delineati dagli art. 11 e 12 del vigente C.d.S., i suoi appartenenti non possono assolutamente svolgere servizi di viabilità' né utilizzare mezzi, divise, stemmi, palette o qualsiasi oggetto riconducibile alla Protezione Civile e/o finanziati in parte o in totale da Enti Pubblici per scopi di Protezione Civile.
I volontari di Protezione Civile non sono assolutamente autorizzati a svolgere determinati servizi e NESSUNO può' affidare loro queste funzioni,
Pertanto stante l'inequivocabile assetto normativo qualunque Associazione non può svolgere attività attinente all'ordine pubblico e sicurezza, quale, appunto, a titolo di esempio, dirigere il traffico veicolare (o presidiare, monitorare, sorvegliare o vigilare che dir si voglia).
Il Capo della Protezione Civile nazionale ha prescritto come lo svolgimento di attività diverse da quelle così previste per legge importa la radiazione dell'iscrizione dai registri o albi di Protezione Civile (come previsto dalla più volte citata circolare prot. DPC/CG/0018461 del 10/03/09 (in G.U. n°87 del 15/04/09) e, ancora peggio, in taluni casi la denuncia per violazione degli art. 316-bis c.p. e/o art. 498 c.p. (come evidenziato dalle circolari prot. DPC/CG/008137 del 09/02/2007 e prot. DPC/CG/0016525 del 11/03/2008).
Essendo che la Protezione civile non e' annoverata tra gli organi di POLIZIA STRADALE i cui compiti e funzioni sono ben delineati dagli art. 11 e 12 del vigente C.d.S., i suoi appartenenti non possono assolutamente svolgere servizi di viabilità' né utilizzare mezzi, divise, stemmi, palette o qualsiasi oggetto riconducibile alla Protezione Civile e/o finanziati in parte o in totale da Enti Pubblici per scopi di Protezione Civile.
I volontari di Protezione Civile non sono assolutamente autorizzati a svolgere determinati servizi e NESSUNO può' affidare loro queste funzioni,
venerdì 7 giugno 2013
Cavani lascia (o resta)? Proposta shock per De Laurentiis di Carlo Borgomeo
Tratto da Comunicare il sociale del 7 giugno 2013

Nei giorni scorsi ho partecipato a Milano ad un interessante convegno in cui si presentava un prezioso lavoro di Francesco Perrini e Clodia Vurro dell’Università Bocconi su “La misurazione del valore sociale”. Un tema molto attuale ed importante per chi, come me, è impegnato a selezionare e sostenere progetti di iniziative nel “sociale”. Come caso di studio analizzato in profondità, “Un Campo nel Cortile” progettato e già attuato in diversi territori dalla Fondazione Magnoni di Milano.
Questo modello, adottato in via sperimentale dalla Fondazione CON IL SUD con un bando scaduto il 31 maggio scorso, si concretizza nella costruzione di campi di calcetto in periferie urbane o in territori comunque disagiati ed è auto sostenibile: infatti , grazie ad un meccanismo finanziario e gestionale rigoroso e improntato alla massima professionalità, è previsto che questi campi di calcio siano durante il giorno disponibili gratuitamente per i ragazzi dei quartieri e, nelle ore serali, affittati a giocatori paganti.
Il progetto richiede una quota a fondo perduto ( una donazione) di circa 35mila euro, mentre le rimanenti risorse necessarie sono coperte da un mutuo rimborsato grazie ai proventi della parte “profit” della gestione. Un meccanismo che funziona, come ha dimostrato lo studio citato, anche perché la selezione dei soggetti incaricati di gestire l’impianto – peraltro formati ed “accompagnati” da professionalità esperte e collaudate - è particolarmente attenta, diciamo pure severa. Di solito queste iniziative sono “incardinate” in parrocchie, altri istituti religiosi o associazioni particolarmente forti nei territori di riferimento. Inutile sottolineare quanto sia importante “togliere dalla strada” i ragazzi ed abituarli alle regole, all’autodisciplina, alla competizione sana, allo stare in squadra che lo sport può dare: e quanto questo sia un antidoto fortissimo contro il disagio giovanile.
Per andare al convegno di Milano ho preso da Roma l’alta velocità delle 6 e durante il viaggio mi sono preparato l’intervento per non …sfigurare considerato il livello, molto qualificato, degli altri relatori.
Dopo un’oretta di studio, per fare un po’ di pausa, ho letto i giornali: politica, economia, cronaca, sport . Sono (molto) tifoso del Napoli e come tutti i tifosi seguo con un misto di speranza e di imposta rassegnazione il tormentone sulla partenza di Cavani: ne sono ammirato naturalmente, per i suoi gol , per la sue straordinarie doti fisiche, per la sua grinta, per la sua professionalità. Mentre mi chiedevo, da settimane, come sarebbe andata a finire, è scattata una scintilla: Cavani e il “campo nel cortile”; i 65 milioni di euro della clausola rescissoria ed i 35 mila euro per ogni campo nelle periferie napoletane: Scampia, Ponticelli, Barra, Soccavo, Rione Traiano, la Sanità, ma anche Caivano, Arzano e via sognando scugnizzi napoletani che giocano a pallone su un campo vero, con un pallone buono, con le divise e rispettando le regole, invece che in mezzo alla strada.
E così senza alcun moralismo, senza abbaiare alla luna, senza alcun intento demagogico, faccio una proposta a De Laurentiis: se il Napoli vende Cavani , destini lo 0,5% del ricavato a sostenere un po’ di campi nel cortile ( circa 10). Sarebbe un segno straordinario di amore per il calcio e per la città; un modo per avvicinare la leggenda alla realtà, spesso dura, di tutti i giorni: naturalmente l’invito è esteso a Cavani, per una quota analoga del suo ingaggio , per uno o due campi.
La Fondazione CON IL SUD, con la Fondazione Magnoni, potrà assicurare tutta l’ assistenza per la gestione trasparente, efficace e corretta dell’intervento.
Inutile dire che se De Laurentiis riesce a non vendere Cavani , la proposta vale lo stesso. Farebbe parte dei festeggiamenti.
mercoledì 15 maggio 2013
I risultati delle elezioni
Che tu possa incontrare la vittoria e la sconfitta, e trattare queste due bugiarde con lo stesso viso. (Rudyard Kipling)
Grazie a quanti hanno voluto ancora una volta confermare la loro fiducia nella mia persona. Ritengo che non sia importante il risultato finale quanto l'avere affermato i propri principi ed aver lottato per affermarli.
La sconfitta non è la peggiore amarezza che può capitare nella vita per chi ha un impegno sociale. Fa molto più male adeguarsi per viltà o per senso di opportunismo.
giovedì 2 maggio 2013
Misericordie povere per i poveri ma che non votano.
Non penso che la ricchezza sia il male assoluto, anzi penso
che possa costituire una Manna Santa … dipende dall'uso che se ne fa, se è
figlia di Dio o emissaria degli inferi.
Il monito-anelito di Chiesa Povera per i Poveri, annunciato
da Papa Francesco si auspicava la povertà come condizione di empatia per
rapportarsi con le povertà che affliggono il mondo. Si può essere anche ricchi
ma porsi nei confondi del fratello come prossimo e condividerne le indigenze e
le sofferenze!
Allo stesso modo si può anche essere più poveri del nostro
prossimo ma offrirsi a sostegno dell’altro comunque dando tutto quello che si
può.
Le Misericordie sono da sempre pienamente in questo schema
di lettura dei Progetti di Chiesa di domani.
Le grandi Misericordie storiche hanno sempre insegnato che
la loro organizzazione, pur doviziosa di mezzi, è sistematicamente messa a
disposizione delle fasce deboli della società senza far minimamente pesare la
dimensione e soprattutto porgendosi con profonda umiltà al servizio.
Ma anche tantissime piccole realtà confraternali sparse
nella penisola, svolgono il loro ruolo nelle comunità di riferimento con tanta
abnegazione, con pochezza e quasi irrisorietà di mezzi e di risorse, facendo
fronte ai crescenti bisogni che si stanno acutizzando esponenzialmente con la
crisi economica che da qualche anno sta montando.
Misericordie che stentano a pagare le assicurazioni degli
automezzi, a comprare le divise ai volontari o a pagare le utenze della sede ma
che puntualmente SERVONO la loro comunità nei bisogni che le vengono presentate
o che addirittura vanno a scovare negli anfratti di una mesta ed orgogliosa
dignità.
A quante di queste abbiamo tolto il diritto di voto nella
prossima assemblea elettiva? Boh non è dato sapere ancora. Ma l’unico dato che
avremo a disposizione sarà sapere chi avrà versato e chi non è riuscito a
versare le quote nelle casse. Nessuno si prenderà la briga di distinguere tra
chi furbescamente si sottrae alla quota e chi non potendo si impegna in mille
encomiabili attività che fanno la colonna vertebrale del Movimento.
Ritengo che a queste Misericordie povere che lavorano per i
poveri vada devoluto un contributo economico ed assicurato un doppio diritto di
voto!! Ritengo soprattutto che a loro si debba un Censimento delle Attività che
giustifichino un Bilancio Sociale che va ben oltre il mero dare e avere di una
squallida ed inesorabile contabilità che denuncia un profondo rosso.
Chi vive il Movimento da vicino e non dalle secrete stanze
di un ufficio, conosce quanto sia grande questa parte di MISERICORDIE POVERE
PER I POVERI mirabile anticipatrice del monito del Vescovo di Roma.
Certo è una parte che fa arrossire quella che pure esiste di
Misericordie ricche che mostrano i loro mezzi con tracotante supponenza e che
voteranno per venti o per trenta.
Bisognerebbe tenere collegate quelle Misericordie, offrire
loro un palcoscenico per poter dire quello che fanno, riuscire a comunicare
alla società civile la loro importanza nella tenuta delle comunità di appartenenza.
E visto che nessuno si impegna in questo senso mentre gli si fa pesare col
diniego del voto la condizione di scarsità dei mezzi, invece di chiedergli il
voto che manco lo possono dare, voglio chiedere loro di farmi pervenire una
breve lista dei servizi più ricorrenti che fanno e tentare con i pochi mezzi a
mia disposizione di creare una adeguata banca dati.
Chi vuole tra governatori e volontari può inviarmi il
messaggio alla posta del blog: joedes2@virgilio.it.
Grazie.
domenica 28 aprile 2013
qualche domanda per ragionare
Riporto la lettera che ho inviato al Coordinmento delle Misericordie di Avellino estendendola a tutti i Governatori d'Italia.
Consorelle e confratelli,
sono a chiedervi un voto per il
prossimo rinnovo degli organi della Confederazione Nazionale.
Non avendo diritto a partecipare
al coordinamento della Provincia di Avellino, per la prima volta affido a
queste poche righe, quello che per me è stato sempre un appuntamento
preliminare a tutti gli impegni di livello nazionale. Ogni mia candidatura è
partita con la presentazione al più grande coordinamento della regione delle
linee che contraddistinguevano la mia candidatura rispetto agli altri
confratelli e soprattutto rendevano conto di quello che avevo combinato nei
ruoli ricoperti.
Stavolta non avrei da dirvi
niente circa il recente passato non avendo avuto alcun ruolo essendo risultato
sconfitto alle elezioni precedenti e, a causa dei meccanismi previsti dai
regolamenti elettorali, non ho ricoperto ruoli ufficiali. Ma anche se bocciato
dai numeri non mi sento bocciato nelle idee e pertanto anche senza ruoli ho
continuato con il blog e gli interventi sui siti a dire quello che ritengo
indispensabile ribadire verso una Confederazione sorda alle esigenze delle
singole associazioni e dai territori completamente abbandonati al loro destino.
Certo i problemi di salute recenti non mi hanno consentito una costante azione
di pungolo almeno negli ultimi mesi, ma ora pienamente recuperato una
condizione fisica decente è doveroso riprendere l’attività soprattutto se tutti
voi mi confermate la fiducia che non mi è mai mancata.
Rivolgendomi a governatrici e
governatori o, comunque, a membri dei magistrati, mi limiterei a porre alcune
semplici domande, lasciando alle vostre intelligenze le risposte e le
conseguenze.
Perché quando è entrato in vigore il nuovo statuto si è fatto partire metà
del processo elettorale previsto da questo nuovo statuto e precisamente quello
del livello nazionale che era stato appena rinnovato ignorando il livello del
decentramento regionale che era la vera novità introdotta dal nuovo strumento?
Perché, nonostante il nuovo
statuto non preveda commissariamenti ed interventi non richiesti, la
Confederazione insiste a tenere in vita commissariamenti e addirittura ne avvia
di nuovi in senso mascherato approfittando di piccole beghe di paese?
Perché, al tempo stesso, si esce
dal Forum del Terzo Settore senza verificare le notizie riportate da organi di
stampa di livello nazionale circa i vertici della Confederazione?
Perché per l’ennesima volta si
arriva alle votazioni senza suscitare dibattito all’interno sulle idee ma solo
proponendo nomi e indicando gradimenti? A proposito mi dichiaro disponibile a
confronti con chiunque si senta toccato da queste domande in qualunque sede non
riservata.
Perché la commissione elettorale,
per la prima volta nella storia della Confederazione, non riesce ad evitare la
candidatura unica alla Presidenza che sa di bolscevica regressione del sistema
e soprattutto di disamoramento verso la Confederazione?
Non so come ritenete di
rispondere a queste domande ma spero che sappiate far convergere le vostre
preferenze su chi oggi non si dichiara allineato opportunisticamente con questa
linea dominante ed oppressiva dei vertici confederali.
Da parte mia, come sempre, vi
assicuro che, comunque vada l’elezione, io resterò a impegnarmi per invertire
la rotta e ridare profonda dignità al nostro Movimento.
27 aprile 2013 giuseppe de stefano
giovedì 7 marzo 2013
Scusate il ritardo
10 gennaio u.s.: un problema cardiaco, che poi si è rilevato un infarto, mi ha tenuto bloccato per due mesi. Sono appena rientrato a casa da quel giorno, in questo tempo la solidarietà da parte vostra e le preghiere che avete rivolto per me sono state un viatico fondamentale per superare anche momenti difficili che si sono presentati grazie a tutti voi.Mi è stato difficile potermi tenere informato su quello che succedeva fuori da quella sala per la terapia intensiva: nuovi partiti si affermavano, il Santo Padre lasciava ed io, già frastornato per quello che mi stava succedendo, ci capivo sempre di meno.
Per fortuna che rimaneva fermamente costante nelle sue cose di sempre Confederazione Nazionale. Si esce dal Forum per alcune beghe, si va a votare, si aspetta una sentenza si tenta di commissariare gli avversari, si lavora per la gestione quotidiana e supinamente si accettano tutte le volontà di una Pubblica Amministrazione che travolta dal momento congiunturale taglia l'essenziale (118) e conserva il superfluo e l'inutile.
Mentre tutto il mondo indica che qualcosa si sta mettendo irrimediabilmente in discussione e sta cambiando per dare una svolta decisiva il consiglio più rinnovato degli ultimi decenni non sa fare altro che il peggio di quanto è stato fatto dai precedenti. Nessuna svolta avevano promesso e nessuna svolta assicurano. Piatti come non mai.
Prendiamo in considerazione l'affare Forum del Terzo Settore, diversi sono gli aspetti che preoccupano nella vicenda:
1. il fatto in sè, grave per le accuse e per la metodologia strisciante con cui vengono poste;
2. la reazione poco accorta della Confederazione che ha finito per sottolineare il caso rinunciando a dimostrare l'eventuale infondatezza delle accuse e a determinare un'area di confronto interno al Forum sulle questioni poste da essa (se fosse vero che il forum è una scatola vuota e che c'è una semplice spartizioni di poltrone perchè non rimanere dentro e lottare per riportare nel giusto alveo il Forum stesso. e poi tutti i rappresentanti nostri che hanno partecipato al forum negli anni recenti (Gambelli, Brunini, Bertolucci) si erano adeguati forse???!
3. l'assoluta non curanza riservata alla vicenda dal nostro interno, indice di un movimento che continua a staccarsi dai contesti del confronto con le altre associazioni e dalle vicende confederali.
Tra tutti penso che sia proprio l'ultimo sia quello che ci debba preoccupare, perchè con lo stesso spirito trascinato e stanco, stiamo andando al rinnovo degli organi, aspettando una sentenza che potrebbe bloccare le nuove elezioni, e, inoltre, mancano pochi decenni a nove secoli di storia gloriosa!
Forse solo i giovanissimi potranno riprendere questi moniti e ricominciare a costruire lo spirito dello stare insieme e non pensare solo a dividere per comandare il futile e meschino.
domenica 16 dicembre 2012
lunedì 24 settembre 2012
lunedì 17 settembre 2012
Riscatto o ricatto.
Le convenzioni
Tanti nodi sono venuti al pettine con le crisi che la storia dell’umanità ha conosciuto.
Oggi con una innegabile crisi, che è anche di liquidità delle finanze pubbliche, tanti comportamenti deviati e devianti delle società occidentali stanno maturando acquisendo l’inderogabilità delle questioni urgenti.
Una fra tante sembra interessare il mondo del volontariato in generale e quello delle Fraternite delle Misericordie, in particolare: quella che mette in discussione lo strumento della convenzione.
Un mondo che è sembrato singhiozzante sui tagli al welfare è diventato unanimemente corale e frontale sul tema delle convenzioni. Sino a pretendere ed ottenere marce indietro da parte del governo con il beneplacito delle camere.
Cosa rappresentano le convenzioni nello stato italiano precrisi? Esse sono il principale e privilegiato canale di sostegno alla collaborazione tra lo stato e quel mondo del volontariato ed imprese sociali che solitamente appelliamo Terzo Settore per semplificare un soggetto pluralissimo della società civile, non facilmente domabile ad unico intento operativo o rappresentativo.
La convenzione supera la competizione sul mercato affidando, per lo più direttamente, la gestione di servizi a soggetti di Terzo Settore come associazioni di volontariato e/o cooperative di tipo B, etc.
Quale la ratio che è dietro questa eccezione della pubblica amministrazione? Esaminiamola soprattutto per il mondo del volontariato a cui almeno esplicitamente affermiamo di appartenere noi delle Fraternite di Misericordia.
Laddove il volontariato intervenga, in carenza o assenza di risposte pubbliche o private, ad assistere istanze particolari delle fasce deboli che non risultino interessanti per il mercato, ci sembra naturale che non ci si possa affidare al mercato per la selezione di gestori che non esistono.
Allora la PA sostiene, con il rimborso delle spese, chi eroga quel servizio che il volontariato si è inventato. Lo stato così ne facilita la sopravvivenza fidando nel lavoro volontario.
Così nascono centinaia di servizi a cui il privato for profit non avrebbe mai pensato se non altro per la sporadicità e la esiguità della domanda.
È questo il caso canonico in cui nemmeno i monetaristi di Bruxelles avrebbero da invocare la illegittimità o la non opportunità del binario privilegiato della convenzione. In questo caso , infatti, la convenzione rappresenta il sostegno a quelle attività che pongono la toppa ad un fallimento del mercato.
Ma cosa succede se quel servizio, ad esempio, si espande territorialmente generando una numerosità ed un bisogno di efficienza sociale irrinunciabile e, soprattutto, facendolo diventare tanto importante da interessare le aziende private o la diretta erogazione da parte dello stato?
Succede che la convenzione con affidamento diretto negherebbe a quel servizio i miglioramenti che possono derivare dalla concorrenza. È quello il momento in cui la convenzione deve cedere il passo alla gara di appalto soprattutto se il “for profit” riesce a produrre il servizio a costi di impresa e a costi sociali inferiori di quelli di una organizzazione di volontariato!
Come si fa a verificare questa economicità più favorevole alla Pubblica Amministrazione e/o agli utenti dello stesso servizio? Mettendoli in concorrenza! Invitando entrambi alla gara di appalto.
Insorgeranno i puristi del diritto: come si fa a mettere a confronto chi paga uno dei principali fattori produttivi come il lavoro delle donne e degli uomini impegnati e chi per definizione non lo può e non lo deve pagare come le organizzazioni di volontariato!!!
Nulla di strano. Spesso la pubblica amministrazione mette a confronto fornitori che ottimizzano e pagano in maniera diversa i fattori produttivi. Anzi quasi sempre.
Perché, dunque, a pelle ci scandalizziamo se quel fattore è il lavoro? Ovvio, ci sembra scandaloso che chi offre il suo volontariato gratuito, vada a scalfire la potenzialità occupazionale di un territorio.
Ma il contraltare è fatto da chi, sempre per definizione, presuppone di dover lucrare sulle condizioni di debolezza delle fasce solitamente utenti dei prodotti del volontariato.
Nulla di scandaloso se le cose si ottimizzino determinando il miglior mix di fattori in una gara tra i vari tipi di organizzazione che intendono presentarsi.
Allora per quale motivo il volontariato grida allo scandalo quando si profila che lo strumento della convenzione venga negato, ad esempio, per un prodotto tipico come il soccorso in emergenza?
Ebbene dobbiamo essere onesti con noi stessi: si sono verificate, per questo tipo di prodotto, speculazioni che hanno deviato dal giusto alveo tanto da affidare a volontari con convenzioni servizi che tranquillamente altre tipologie di organizzazioni saprebbero dare con maggiore efficienza economica e minimizzando i costi sociali correlati.
A questo punto mi fermerei con questo ragionamento, per riprenderlo eventualmente più avanti, e porrei un’altra questione: ma il volontariato cosa dovrebbe fare e cosa non deve assolutamente fare?
Il volontariato
Basta guardarne le origini. Noi delle Misericordie siamo privilegiati avendo circa otto secoli di vantaggio sulla 266/91 che ha codificato il sistema volontaristico nel nostro paese. Noi sappiamo ragionare del volontariato a prescindere, partendo non tanto da letture noiose di dettati normativi, ma dal vissuto e dal tramandato che hanno, forse, generato il dettato normativo.
Quando la dignità di una persona non è tutelata da alcun soggetto pubblico o privato, chiunque se ne faccia carico è benemerito. Se, poi, i soggetti che se ne sono fatti carico, si organizzano per fare fronte ad un numero di casi superiori a quelli che potrebbero risolvere lavorando individualmente, abbiamo operato il miracolo dei pani e dei pesci e benemerita sarà l’organizzazione.
Collegare i servizi alla persona con la dignità dell’uomo è facile, ovvio, naturale, normalmente comune. Al contrario produrre acciaio non avrà mai bisogno della pionieristica offerta del volontariato.
Certo anche tutelare un bene culturale o ambientale potrà essere compito del volontariato ma sempre nella logica più ampia di colmare il vuoto nel tutelare un patrimonio fondamentale per l’umanità e per il sistema vitale di cui fa parte.
Recentemente dalle mie parti abbiamo scoperto come anche produrre mozzarelle può assumere toni tali da interessare il terzo settore per riscattare lavoratrici e lavoratori da pratiche di illegalità che, ovviamente, ne metterebbero in discussione sempre la dignità.
Cosa assolutamente il volontariato non dovrebbe fare?
Se nasce per non far lucrare gli uomini sulle disavventure degli uomini, esso mai deve consentire che il volontario svolga questa ignobile funzione. Il principio fondante è assoluto, profondo, indelebile, non modificabile: GRATUITA’.
Quando il volontariato nega questo principio acconsentendo a pratiche che deroghino alla gratuità, vanifica la sua ragion d’essere e prima o poi ne paga irreversibilmente le conseguenze perdendo di credibilità e di capacità di conversione rispetto alla società fondata sul profitto per il profitto.
Bisogna sicuramente stabilire il confine tra il rimborso delle spese e la remunerazione di una persona. Bisogna affinare gli strumenti di demarcazione tra l’essere lavoratore e vivere gli impegni ed il servizio da volontario, tra l’essere lavoratore onesto e lavoratore in nero. Sono queste le funzioni storiche del volontariato soprattutto nelle terre dove il lavoro scarseggia. Bisogna assicurare che chi governa il volontariato sia volontario in maniera totale e non detenga benefit irragionevoli con il suo status.
Bisogna che le organizzazioni di volontariato, di qualunque estrazione e di qualunque livello, abbiano dimensioni consone ai territori che servono. E se cresce? Il resto è incubazione di impresa, di impresa sana, di impresa etica, di patto leale tra associazione e società civile che non debordi da alvei razionali del pionierismo del volontariato mantenendo funzioni proprie come la vigilanza, la denuncia, l’attivazione della cittadinanza, la rappresentanza dell’utenza debole, il calmieramento dei mercati dell’assistenza sociale, della sanità, delle garanzie culturali ed ambientali.
E le istituzioni pubbliche?
Lo Stato
È il soggetto regolatore di questo processo fondamentale dello sviluppo e soprattutto della sostenibilità dello sviluppo, della sua coerenza con i principi moderni di organizzazione statuale. Uno stato gestore è agli antipodi dello stato che garantisce dignità costituzionale ai corpi intermedi. Lo stato li promuove, li sostiene se stanno nella logica dello sviluppo armonico della società.
Lo stato deprime ed osteggia la crescita deviata di improprie evoluzioni che propugnano la crescita all’infinito del pioniere oltre la sua funzione, ne riconosce i meriti ma non consente che i meriti distorcano le funzioni.
Detto meglio e fuori da metafora: il cittadino attivo dopo la fase di attivazione diventa cittadino modello ma cittadino e basta, non il cuscinetto di ammortizzazione delle inefficienze dello stato abusando di questo ruolo. Questa è patologia.
Lo stato regola il processo determinando la cifra oltre il quale il volontariato deve produrre impresa e renderla autonoma. Lo stato non abusa del volontariato che abusa dei suoi meriti!
Lo stato che pretenda questo è uno stato che scarnifica l’azione volontaria della sua principale caratteristica e ne determina una mutazione genetica irreversibile vanificando le migliori energie della società che rappresenta. Questo è volontariato di stato!
L’incontro tra stato e volontariato.
Potrebbe essere la convenzione? Sarebbe la massima volgarizzazione dell’incontro. Anche se dobbiamo ammettere che lo è stato nella stragrande maggioranza dei casi dal 1991 ad oggi. E tuttora resta in questi termini.
Appena lo stato ha detto che la convenzione poteva essere messa in discussione finalmente il volontariato ha reagito, ha rivendicato, ha protestato.
Non lo aveva fatto con la stessa forza quando lo stato aveva tolto risorse alle fasce deboli, quando la politica monetaria ha privilegiato le banche ai poveri, quando la crisi stava minando la coesione e la stabilità sociale nel mediterraneo. Pericolo ancora in corso ma da cui stiamo opportunisticamente distratti. Non lo fa di fronte alle migrazioni bibliche. Anzi alla generazione economicistica di guerre da terzo millennio si offre supplenza a basso costo senza preoccuparsi anche di quelle che sono le sue principali funzioni e di cui abbiamo detto.
Un antico educatore sosteneva che “non è mai troppo tardi”. Se la battaglia sulle convenzioni tenesse queste motivazioni, il vecchio maestro avrebbe ragione ed offrirebbe una grande opportunità di riscatto alla forza potenziale del funzionariato del volontariato che chiede solo di entrare in parlamento per adeguarsi ad esso non per fargli fare un percorso di miglioramento.
Il volontariato che si dichiara soddisfatto del mantenimento dello strumento convenzionale e dell’approvazione di qualche provvidenziale emendamento, si accontenta di una scaramuccia vinta nei confronti di una guerra totale che si sta vivendo in sua assenza. È un volontariato che rinuncia ad essere lievito e fermento per diventare olio lubrificante di microprocessi striscianti. È un volontariato che guarda alla rivoluzione del futuro con i paraocchi del passato. È un volontariato che non cerca riscatto per cedere al ricatto!
domenica 24 giugno 2012
Ricomincio da tre.
Alla fine devo registrare una sconfitta netta in cui, penso,abbia prevalso quella ragion di stato che secondo me non sarebbe dovuta prevalere sulle motivazioni e sugli interessi superiori delle singole associate abbandonate al loro destino nella recente esperienza confederale.
Escono di scena gli esponenti di una generazione e il consiglio nazionale è profondamente rinnovato.
Un augurio sincero a tutti i nuovi rappresentanti, sorelle e fratelli di antica frequentazione o giovani che siano. Che la loro esperienza sia meno traumatica di quella che è toccata a me e che possano contribuire a risollevare le sorti della confederazione anche se per una strada diversa da quella che avevo indicata io ed in cui credo ancora fermamente.
Un augurio ed un bentornato a quanti hanno seduto nel consesso e che oggi vi tornano a far parte.
Vive felicitazioni al confratello Roberto Trucchi a cui viene rinnovata la fiducia della massima responsabilità della gestione ed a cui mi ero contrapposto.
Tra me e lui ci sono modi diversi di concepire il futuro delle Misericordie ed, in alcuni tratti, questi sono inconciliabili ed alternativi. Ma la sua concezione vale il 60 % dei consensi e la mia il 40%. Registro il dato, ne prendo atto e lo rispetto da fratello di Misericordia e da Governatore di questa Confederazione.
A quanti hanno condiviso la mia parte, ne hanno sostenuto le ragioni o hanno addirittura fatto, per questo, confluire il voto sulla mia persona, so che non basta il grazie più sincero per la stima e l’adesione ed, allora, aggiungo la doverosa disponibilità a continuare a sostenere le nostre ragioni senza soluzione di continuità e con maggiorato impegno.
Certamente so di aver cantato qualcosa che può sembrare l’ultimo sospiro di un cigno, ma so anche che mi accreditate la testardaggine e la caparbietà tali da ritrovare le energie, come un mio famoso conterraneo, per ricominciare da tre.
domenica 10 giugno 2012
Il Programma: AVANTI MA FERMI!
UN PROGRAMMA ALLA BASE DEL CONFRONTO
Dalle segnalazioni delle Misericordie è scaturita la mia candidatura alla presidenza della Confederazione che ha alla base l’obiettivo di svelenirne il clima da personalismi e prese di posizione che fanno male alla programmazione ed al confronto. In questa logica è il tentativo di spostare il dibattito verso le cose da fare per far intravvedere il progetto che si ha per le Misericordie e per la Confederazione.
In ogni punto del Movimento si avverte la necessità di rasserenare l’ambiente e far rinascere una stagione di collaborazione e di unità.
ETICA PRIMO PASSO VERSO LA MORALE
L’etica dei rapporti a me sembra fondamentale come indicazione di normalità da ristabilire; ogni volontario di questa Confederazione deve essere certo della lealtà dei rapporti tra di noi.
Questo per ristabilire coesione interna ma soprattutto per recuperare credibilità nella società. Nella società contemporanea, che più volte ostenta un tessuto sdrucito e logoro in materia di etica, noi dobbiamo avere le carte in regola per poter svolgere l’azione moralizzatrice che ci tocca per convinzione e per missione.
Solo su queste basi etiche, che non devono dare spazi o a comportamenti scorretti, a bugie e furberie, bensì creare le condizioni esclusivamente per correttezze formali e sostanziali, si può costruire per raggiungere i livelli di appartenenza alla Chiesa ed alle sue azioni di Carità.
Questi sono i tempi in cui si esalta il ruolo del volontariato vero, il ruolo di un volontariato ispirato e motivato da ragioni profonde ma è anche il momento in cui crollano miseramente i volontariati d’occasione e di opportunismo.
Il volontariato vero ha il coraggio di aggiornarsi nelle forme di applicazione del proprio sforzo di servizio. Non resta ancorato sui servizi di sempre ma intuisce l’espansione di quelli senza abbandonarli ma rinnovandoli.
IMPEGNO SOCIO SANITARIO
Ad esempio noi non possiamo abbandonare il concetto di ambulanza ma dobbiamo allargarlo. Essa è il trasporto ad un luogo sicuro dell’ammalato. Essa è il concetto di supporto avanzato alla salute di chi diventa il più debole della società perché attaccato nella sua stessa fisicità. L’ambulanza riassume tutto quello che si può sintetizzare della Parabola del Samaritano ed allora oggi è anche l’ampliamento di un nuovo quanto antico modello toscano fatto di una rete che può consentire di superare il servizio sanitario nazionale che in alcuni tratti d’Italia comincia a d essere un lusso perché ha un contenuto di debito pubblico che si somma ai costi di normale produzione.
Ad un’emergente Sanità low cost dobbiamo contrapporre la nostra sanità sociale, ambulatoriale e domiciliare di basso costo ma di qualità fatta di umanizzazione dei rapporti soccorritore paziente.
LA PROTEZIONE CIVILE
Ad esempio ancora di fronte allo scempio dell’ennesimo terremoto devastante o dell’irrefrenabile dissesto idrogeologico noi non possiamo ergere solo con forza e caparbietà la nostra gloriosa Protezione Civile senza pensare anche a quella che da anni vado chiamando la Prevenzione Civile che sappia utilizzare le enormi e giovani risorse umane del nostro volontariato anche in tempo di pace per superare e rendere inutile l’allertamento in emergenza .
Dobbiamo insomma ricominciare a parlare di ruolo attivo del nostro volontariato per incidere sulle soluzioni che questa società non vede o trascura nei temi tipici delle politiche sociali.
L’ACCOGLIENZA E L’IMMIGRAZIONE
Non hanno senso gli interventi nelle strutture CIE e congeneri se questi non sono lo spunto per assumere una nostra visione dell’accoglienza generale e generalizzata su tutto il territorio nazionale a prescindere dai luoghi convenzionati per legge che ci devono vedere protagonisti fuori di essi in materia. Protagonisti di una nuova forma mentale di punta che si possa proporre come linea guida alla nazione.
Bisogna intercettare i poveri e quindi ricercare i fondi per soddisfare i loro bisogni non il viceversa.
CONTRASTO ALLA CRESCENTE POVERTA’
Anzi in questi momenti di profonda crisi economica i fondi ritrovati e raccolti vanno messi a disposizione dei bisogni sempre più stringenti e soffocanti le economie familiari. E Confederazione non può non portare a modello nazionale le prime ed uniche esperienze di attivazione di Prevenzione dell’Usura che nascono proprio dal nostro mondo del volontariato delle Misericordie (a partire dalla prototipale esperienza di Siena a quelle importantissime di Firenze, di Empoli, dell’Aretino etc.).
In tal senso i rapporti con il mondo della finanza vanno rivitalizzati e rinforzati con modelli strategici rinnovati. Per tali rapporti bisognerà, infatti, ridimensionare nettamente ogni intermediazione e privilegiare i canali interni e diretti che si sono costruiti in questi anni assicurando professionalità ed eticità.
I GIOVANI ED IL VOLONTARIATO NELLE MISERICORDIE
Non possiamo non tener conto, a questo punto, dell’accumulo di massima fragilità che si sta verificando nelle fasce giovanili. Bisognerà reinterpretare il Servizio civile con forza e slancio ideale (che deve ricordare il nostro impegno rispetto ai primi obiettori di coscienza) rinnovando e salvaguardando l’attenzione dei giovani verso il nostro movimento anche ricercando sponsorizzazioni dei loro progetti.
Ai giovani e per i giovani dobbiamo allestire una Confederazione che sappia affascinarli, che sappia sfidarli, che consenta loro di essere convinti protagonisti del loro futuro superando e accantonando le sirene ammaliatrici di un relativismo storico dilagante. A loro bisogna garantire ad esempio Formazione morale civica e tecnica oltre la sincera promozione della certificazione delle esperienze fatte insieme a noi per poterli proporre alla società come le migliori promesse dello sviluppo.
SUPERARE IL RECENTE PASSATO
Certo sono questi i dibattiti a cui vorremmo elevare la struttura confederale coscienti che il movimento ci sta già su questi argomenti. Antistoricamente la responsabile dello stato di basso profilo in cui siamo caduti è una certa dirigenza che ha neghittosamente nicchiato su queste sfide proponendo stili di conduzione di bassa qualità per poter dominare.
Noi ci poniamo dialetticamente contro coloro che tendono a strangolare il dibattito piuttosto che suscitarlo. Ma soprattutto non possiamo condividere le loro idee di inviluppo ed implosione della Confederazione che resta simbolo e concreta attuazione dello spirito sinergico che deve esserci tra le nostre confraternite per poter essere movimento nazionale italiano ed europeo.
Noi speriamo di poter capovolgere lo statu quo che vuole l’ultima amministrazione come quella che ha avuto il numero maggiore di conflitti con le associate fino a determinare l’allontanamento di storiche confraternite come di piccole e periferiche non gradite.
Per poter portare avanti i discorsi programmatici sin qui fatti, insomma, bisogna restare fermi nei principi ed uniti con pari dignità nell’azione innovativa.
domenica 29 aprile 2012
Eccomi!
Dalle segnalazioni inviate dalle
Misericordie d’Italia viene la immeritata proposta della mia persona alla
candidatura di Presidente della Confederazione.
È innegabile che io ne sia contento
quanto preoccupato per la responsabilità che già la stessa e sola candidatura
ha in questo momento della secolare storia delle Misericordie.
Contento perché è anche un
riconoscimento a tutto quello che con tanti confratelli e consorelle si è
costruito durante questi anni in terre dove è stato esportato il modello
toscano.
Preoccupato dal fatto che essa
potrebbe diventare l’ennesimo spunto di divisione nel momento che le Misericordie
ne annoverano già tanti e ne risultano dilaniate anche pubblicamente.
Questa candidatura mi era stata
fatta intravvedere da alcuni confratelli con cui avevo condiviso più di una
decina di anni nel Consiglio Nazionale. Ma più si avvicinava il momento della
scelta più ne avvertivo, con lucida consapevolezza, la delicatezza ma anche l’ineluttabilità.
Oggi, prima della formale
accettazione presso gli uffici, voglio condividere con il popolo dei volontari
dalle colonne di questo blog la mia decisione di accettare la candidatura. Voglio
farlo con tutti voi che, più di ogni altro livello di governo del movimento, mi
avete insegnato la preziosità dell’unità e della compattezza della nostra
azione. Lo faccio sperando di poter interpretare proprio la vostra ansia di
rivedere il nostro volontariato libero dai vincoli e dai compromessi di palazzo
ma bensì proiettato nel confronto quotidiano con le indigenze che il momento
storico sta facendo vivere ai più deboli della nostra società.
Ho fugato, insomma, quella
componente di preoccupazione decidendo di essere solo il candidato che tenta di
ricucire il tessuto, di essere esclusivamente colui che chiede l’appoggio dei
governatori della nostra assemblea se questi sono animati dalla stessa ansia di
ricucire gli strappi e non di rivendicare a maggioranze tracotanti e minoranze
pretestuose il diritto di offendere la
Storia e negare il Vissuto delle Opere che sono il nostro vero ed unico valore.
Ritengo sia opportuno, avendone,
più volte, rivendicata la necessità soprattutto nei quasi cinque anni dell’ultimo
mandato consiliare, che chi si propone venga avanti con dei punti programmatici
precisi che consentano ai governatori di scegliere tra idee concrete e non tra
persone.
Le persone dovranno essere solo
ritenute capaci, in base alle scelte del passato, di portare avanti quello che
si propongono.
Avremmo evitato tanti equivoci se
i presidenti avessero preventivamente segnato con chiarezza la linea lungo la quale avrebbero
voluto condurre la Confederazione.
Annuncio per le prossime
settimane la volontà di elencare i punti cardini di un programma per il futuro
sperando che anche Roberto Trucchi, che saluto fraternamente nella sua veste di
uscente e candidato alternativo, voglia condividere con me questo elemento di
chiarezza delle posizioni.
Ora mi limito a raccogliere una
eredità che mi fa particolarmente felice e faccio mio l’ossimoro lapiriano che aveva
fatto da motto nella precedente competizione al confratello Angelo Passaleva, a
cui mi onoro di essere collegato per gli insegnamenti ricevuti e per l’unità di
intenti: Avanti ma fermi!
“Fermi” nella fedeltà a Cristo e alla
Chiesa, ai valori del dialogo, della pace, dell’incontro tra i popoli. “Avanti”
con il coraggio di rimettersi sempre in discussione, di verificare il lavoro
fatto, di aprirsi anche ai “segni dei tempi”.
mercoledì 4 aprile 2012
non si può ricusare la verità!
Carissimi governatori,
mi appello a voi che rappresentate le migliaia di volontari delle Misericordie che tutti i giorni si impegnano nelle opere che mettiamo in campo nella nostra nazione.
Arrivare alla ricusazione di un confratello che è stato ritenuto dalla maggioranza dell’assemblea un proboviro (uomo saggio!!), è cosa grave. Arrivare a ricusare il giudice che nelle precedenti elezioni si è promosso e votato, solo perché ha preso delle posizioni non condivise, è di suo un’ammissione di colpa verso il movimento. Se poi lo si ricusa quando deve prendere una decisione vitale per i meccanismi elettorali del movimento, in questo momento di particolare fibrillazione, vuol dire che si è votati alla legge disperata del “tanto peggio, tanto meglio”, incoscienti, inconsapevoli o , peggio, predeterminati sul fatto che la gravità può indurre a prendere una strada senza ritorno.
Patrimonio inestimabile è la tradizione delle Misericordie soprattutto nell’Italia del 2012. Non partire da questa considerazione è porsi fuori dal Movimento stesso anche se si occupano i posti di vertice.
Qui le regole vanno rispettate anche quando sono fastidiose: solo così potremo ricordarlo a chi impunemente le calpesta tutti i giorni in Italia.
Al confratello Trucchi, che rispetto come Presidente, anche senza averlo mai votato in quel ruolo nemmeno indirettamente, chiedo di convocare il consiglio d’urgenza invece di mandare memorie ai probiviri per evitare i giudizi e cavalcare tigri che non gli sono proprie.
Ai fratelli consiglieri che oggi tentano questa carta della ricusazione dei probiviri, li invito a ragionare con me e gli altri consiglieri sulla regolarità di quella delibera che ha indotto la commissione elettorale in errore ed a rinviare la presentazione delle segnalazioni.
Non devono ridacchiare furbescamente per il cavillo escogitato, ma essendo tutti con me in consiglio quel giorno mi devono dire, guardandomi negli occhi, se, come e quando abbiamo deciso quelle cose, piuttosto che ricusare un giudice per non fare giudicare e tentare le ultime carte per rinviare sino all’autunno la verifica del rinnovo degli organi.
Infine agli stessi firmatari della ricusazione, che per la maggior parte appoggiarono in pieno l’elezione dei probiviri eletti ricordo che due sono i casi:
1. fecero bene allora a votarli;
2. sbagliarono clamorosamente su tutto il Collegio.
Nel primo caso devono fidarsi del loro operato e farli procedere, nel secondo caso, visto tutto quello che hanno combinato, sarebbe opportuno che ricusassero loro stessi!
Altrimenti spero che ci pensino quei governatori a cui mi sono appellato sopra.
Giuseppe De Stefano
sabato 31 marzo 2012
mercoledì 15 febbraio 2012
dopo la neve della Provvidenza.
I paesaggi innevati sanno sempre di quel profondo silenzio che la neve impone alle cose di questo mondo. Anche i pochi rumori che sopravvivono hanno diritto ad essere ovattati ed ammortizzati.
Capita sempre.
Anche all’assemblea andata a vuoto. Sembra quasi che nessuno avesse voglia di farla questa assemblea, che poteva servire ad approvare uno statuto e l’assetto che proponeva. Né chi lo sosteneva né, ovviamente, chi lo osteggiava.
Parte nel frattempo, finalmente, la macchina elettorale per giugno prossimo.
Non si ha voglia di discutere ma di votare, si!
Nei dibattiti di corridoio ancora si da importanza massima ai meccanismi elettorali . Come si voterà? con il vecchio metodo o faremo in tempo ad inventarcene uno nuovo? Nessuno che si preoccupi di non ripetere gli stessi errori dell’ultima elezione, dove si votò, senza chiarirsi per cosa si votava, ma solo chi si votava, a prescindere dalle idee che avesse in testa.
Così si finì per votare chi la voleva cotta insieme a chi la voleva cruda, e quando si trovarono in cucina litigarono, come sappiamo, e la frittata cadde a terra e gli chef impazziti la calpestarono . Arbitrarono a più non posso e aggregarono, nelle diatribe prima non discusse, anche i saggi probiviri, eletti sempre con gli stessi voti e le stesse alleanze scellerate.
Spero che stavolta si abbia forza a sufficienza per richiedere a chi si candida di dichiarare cosa intende fare quando sarà eletto.
Non assemblee ma luoghi di confronto e di dibattito.
E se si dovesse arrivare alla votazione di giugno sempre allo stesso modo? In quell’ordine apparentemente sparso in cui si colonizzano i territori e si decide altrove chi debba rappresentarli? Cosa potremo fare?
Trattandosi di giugno, sarà difficile sperare in un ulteriore azione della Provvidenza con nevicate inibitorie.
Allora diamoci da fare, al centro ed in periferia, a parlare delle cose che interessano le Misericordie, i governatori ed i volontari.
All’ordine del giorno delle discussioni non ci dovrà essere solo il riassetto organizzativo della Confederazione, ma anche le politiche sociali di questa nazione e delle singole regioni, i servizi sanitari regionali con le loro falle ed i loro deficit strutturali, il ruolo del volontariato nella crisi economica e difronte al dilagare della povertà, la protezione civile e le sfide del dissesto idrogeologico, delle emergenze climatiche, della prevenzione, del ruolo dei nostri volontari e della loro professionalizzazione.
Del finanziamento. E qui tutti a pensare al finanziamento di Confederazione.
E no! Errore! dobbiamo pensare al finanziamento delle Misericordie: quello di Confederazione ne consegue. Non il viceversa! Che ne sappiamo di come fanno a finanziarsi i governatori di quelle Misericordie di provincia che tra mille difficoltà assicurano il telefono alla sede? Come li stiamo aiutando. Poi parleremo di come possiamo, se necessario, parlare della struttura confederale!
Allora il dibattito potrebbe riscaldarsi e sciogliere le nevi che coprono i rossori della vergogna.
mercoledì 1 febbraio 2012
L’UNICO MODO DI ANDARE AVANTI È ANDARE AVANTI!
Entrare nel merito: è una vecchia locuzione burocratico – giuridichese, una tentazione di goduria bizantina, un sadico rivoltare di coltello in una ferita purulenta.
Sarei tentato di entrare nel merito dell’ennesima controversa e polemica diatriba confederale.
Sembrava un idillio l’ultimo consiglio nazionale. Ero tornato rinfrancato dalla meraviglia di aver svolto finalmente un consiglio dove era affiorato ripetutamente il buon senso.
Non avevo cantato l’inno alla gioia perché sinceramente mi sembrava troppo e troppo di punto in bianco. Avvertivo che, nonostante l’esperienza di un certo ambiente, non capivo tutto e credevo perché mi faceva piacere credere, troppo piacere che rifilasse liscio e si ragionasse con pacatezza finalmente, ma un demone dentro ridacchiava inquieto e mi suggeriva di stare a guardare se tutto fosse così vero.
Ed ecco, nel pieno di un inverno che affligge il nostro paese, un fulmine a cielo tempestoso!
C’è sempre un ricorso che cova sotto la cenere e un collegio che sentenzia.
L’assemblea è vanificata.
Dovremmo leggere 3 pagine di ricorso e 3 pagine di sentenza per poter entrare nel merito.
Se lo ritenete un utile esercizio tutto è pubblicato sui siti. Ma io vorrei non dover entrare nel merito. Perché adesso sarebbe un sadico rivoltare di coltello nella ferita purulenta che tutti conosciamo! No, fratelli, non cadiamo nel tranello che le parti ci propongono. A noi non deve importare chi può avere ragione.
Un Grande Vescovo della mia gioventù, a cui devo l’iniziazione verso la strada del volontariato, una volta mi disse: “Quando la Fede si riduce a norma, a legge, a cavillo giuridico non è più Fede!”
Dall’analisi della storia confederale degli ultimi anni emerge chiara una sola volontà delle parti che continuano a scontrarsi portarci a dividere e a distruggere la confederazione nazionale delle Misericordie. Non credo più a chi dice di volerla salvare nell’uno o nell’altro modo. Chi la vuole salvare non ricorre a mezzucci di questi tipi. Chi la vuole salvare lavora per salvarla.
Avevamo un appuntamento a Firenze per l’11 febbraio. E allora andiamo all’appuntamento. Se potrà essere un’assemblea meglio. Se non lo potrà essere ci saremo incontrati. Ma è importante andare; ancora più importante di prima che tentassero di declassarci l’incontro.
Potremo decidere comunque per noi stessi. Chi ci sarà, potrà comunque tentare di Rifondare la Confederazione. Forse daccapo se sarà necessario. Se sarà l’unico modo che ci lasceranno.
Che possa essere un Assemblea o meno mi interessa poco. Se ci incontriamo e imponiamo di ragionare avremo lavorato per salvare la confederazione.
E se arbitrati, collegi, preconcetti, scontri di potere, personalismi e cose che non ci appartengono ci vietassero di andare avanti noi seguiremo il monito di un vecchio mito come JF Kennedy che sosteneva che “l’unico modo di andare avanti è andare avanti!”
Per poter fare questo, l’11 prossimo c’è bisogno che ci si muova e si faccia il sacrificio di incontrarsi. Questo nessuno ce lo può vietare.
venerdì 13 gennaio 2012
Rifondiamo la confederazione delle Misericordie!
1.Con quale spirito andiamo al consiglio nazionale del 21 ed all'assemblea di febbraio?
2. Con quale spirito mi sto avviando al consiglio di sabato 21 ed all’assemblea di febbraio?
L'assetto confederale è ridotto sul lastrico. Recentemente il tesoriere ha inviato ai consiglieri nazionali ed ai coordinatori una circolare dove praticamente annuncia di non avere risorse oltre quelle strettamente necessarie ad onorare le spesi correnti.
Assistiamo impotenti ad uno stillicidio di accuse ed offese tra le parti che qualche anno fa si trovavano insieme a sostenere Gabriele Brunini a presidente (in questi giorni rinnovato in nostra rappresentanza al CNEL: auguri sinceri e complimenti) che monopolizza il dibattito e mortifica le argomentazioni sul futuro, sul prossimo statuto, sullo stare insieme che sino a qualche anno fa, pur tra mille difficoltà ci aveva visti protagonisti dell'organizzazione del volontariato italiano.
In Toscana nemmeno i moniti del soglio episcopale ci aiutano a recedere dalle lotte intestine. Nel resto d'Italia sgomenti i governatori non hanno più riferimenti, si guardano intorno tentando di tenere accese le fiammelle di forti motivazioni che avrebbero bisogno comunque di essere alimentate da attività comprensoriali e nazionali.
Sopravvivono con blasoni vuoti di significato presidenti, vice presidenti e consiglieri nazionali abbondantemente scaduti (in questo concordo pienamente con chi fa notare i giorni da cui gli organi confederali sono scaduti) nella sola logica giustificazione che il tempo che passa deve essere speso per rinnovare uno statuto obsoleto e non confacente ai tempi ed al contesto istituzionale che ci circonda.
I consiglieri litigano, i probiviri (anch'essi scaduti!) sentenziano, la macchina sta ferma, il movimento scivola all'indietro su un piano inclinato che da spazio alle iniziative LODEVOLISSIME di organizzazioni locali che cercano (vedi coordinamento di Pisa recentemente) di mettere le toppe allo sfrangiarsi di un ordito, a suo tempo, prezioso.
So di essere additato come capocorrente, come capobastone ma so anche che è solo una lusinga di chi non la pensa come me circa il volontariato delle Misericordie e tenta di accomunarmi in un destino di strumentalizzazione dei volontari e dei governatori che non mi è proprio.
Una caratteristica ho tentato di mantenere nella mia esperienza di volontariato e nella mia vita: garantirmi le condizioni per poter dire sempre quello che penso: che il mio pensiero, poi, possa aggregare condivisioni lo concedo, che io possa imporre il mio pensiero ad altri lo detesto.
Andrò a Firenze per il consiglio e, se Dio vuole, vi tornerò a febbraio per l'assemblea. Raccolgo le ultime speranze e vado. Vado per approvare lo Statuto licenziato democraticamente dalla seconda commissione Giovannelli, se ci si riesce. Il lavoro è ottimo, ma già il consiglio ultimo scorso ha stravolto alcune cose fondamentali. Lo stravolgimento già è in atto e non si fermerà.
Nonostante tutto però sarà importante provarci, per dimostrare che non ci rassegniamo alla stagnazione per assurde lotte di potere.
Si approvi o non si approvi non mi interessa vado e do appuntamento alle intelligenze che ci sono nel Movimento per ragionare insieme come uscire dal pantano. Il risultato della votazione serve a chi va per vincere o, peggio, a chi va per non far vincere gli altri. Io non vado né per quello né per il resto.
3. Sorelle e Fratelli, siamo a meno di un mese dall’Assemblea più importante degli ultimi dieci anni. Non so come andrà. Io ci vado per incontrare le donne e gli uomini di Buona Volontà. Per parlare, per abbracciarci e decidere al di là delle maggioranze costituite e delle opposizioni preconcette, al di là delle norme e delle astute interpretazioni. Dobbiamo decidere come continuare ad incontrarci con serenità di spirito, con il sorriso e la gioia del confronto.
Non arrivate con etichette che non siano Quelle proprie della nostra divisa. Non siate né di Corsinovi né di Cavaciocchi. Assolutamente vi scongiuro, non ditevi di De Stefano.
Meglio ancora, non venite per scegliere questo articolo o quel comma. Cerchiamo insieme di alzare la voce per non far sentire chi grida e RIFONDIAMO LA CONFEDERAZIONE DELLE MISERICORDIE in ogni luogo d’Italia!
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