mercoledì 19 giugno 2013

Cosa il volontariato non può fare in Protezione Civile!

Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale - con circolare prot. DPC/CG/0018461 del 10/03/09 (pubblicata in G.U. n°87 del 15/04/09) - ha ricordato che è vietato alle Associazioni di Protezione Civile lo svolgimento di attività diverse da quelle "volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio,al soccorso delle popolazioni sinistrate ed ogni altra attività necessaria ed indifferibile diretta a superare l'emergenza connessa agli eventi" (art.3.1 della l. 225/1992) precisando che la materia di protezione civile è chiaramente distinta e non sovrapponibile rispetto a quella dell'ordine pubblico e sicurezza (art. 117 Cods., secondo e terzo comma)"

Pertanto stante l'inequivocabile assetto normativo qualunque Associazione non può svolgere attività attinente all'ordine pubblico e sicurezza, quale, appunto, a titolo di esempio, dirigere il traffico veicolare (o presidiare, monitorare, sorvegliare o vigilare che dir si voglia).

Il Capo della Protezione Civile nazionale ha prescritto come lo svolgimento di attività diverse da quelle così previste per legge importa la radiazione dell'iscrizione dai registri o albi di Protezione Civile (come previsto dalla più volte citata circolare prot. DPC/CG/0018461 del 10/03/09 (in G.U. n°87 del 15/04/09) e, ancora peggio, in taluni casi la denuncia per violazione degli art. 316-bis c.p. e/o art. 498 c.p. (come evidenziato dalle circolari prot. DPC/CG/008137 del 09/02/2007 e prot. DPC/CG/0016525 del 11/03/2008).


Essendo che la Protezione civile non e' annoverata tra gli organi di POLIZIA STRADALE i cui compiti e funzioni sono ben delineati dagli art. 11 e 12 del vigente C.d.S., i suoi appartenenti non possono assolutamente svolgere servizi di viabilità' né utilizzare mezzi, divise, stemmi, palette o qualsiasi oggetto riconducibile alla Protezione Civile e/o finanziati in parte o in totale da Enti Pubblici per scopi di Protezione Civile.
I volontari di Protezione Civile non sono assolutamente autorizzati a svolgere determinati servizi e NESSUNO può' affidare loro queste funzioni, 
 
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venerdì 7 giugno 2013

Cavani lascia (o resta)? Proposta shock per De Laurentiis di Carlo Borgomeo

Tratto da Comunicare il sociale del 7 giugno 2013

Nei giorni scorsi ho partecipato a Milano ad un interessante convegno in cui si presentava un prezioso lavoro di Francesco Perrini e Clodia Vurro dell’Università Bocconi su “La misurazione del valore sociale”. Un tema molto attuale ed importante per chi, come me, è impegnato a selezionare e sostenere progetti di iniziative nel “sociale”. Come caso di studio analizzato in profondità, “Un Campo nel Cortile” progettato e già attuato in diversi territori dalla Fondazione Magnoni di Milano.
Questo modello, adottato in via sperimentale dalla Fondazione CON IL SUD con un bando scaduto il 31 maggio scorso, si concretizza nella costruzione di campi di calcetto in periferie urbane o in territori comunque disagiati ed è auto sostenibile: infatti , grazie ad un meccanismo finanziario e gestionale rigoroso e improntato alla massima professionalità, è previsto che questi campi di calcio siano durante il giorno disponibili gratuitamente per i ragazzi dei quartieri e, nelle ore serali, affittati a giocatori paganti.
Il progetto richiede una quota a fondo perduto ( una donazione) di circa 35mila euro, mentre le rimanenti risorse necessarie sono coperte da un mutuo rimborsato grazie ai proventi della parte “profit” della gestione. Un meccanismo che funziona, come ha dimostrato lo studio citato, anche perché la selezione dei soggetti incaricati di gestire l’impianto – peraltro formati ed “accompagnati” da professionalità esperte e collaudate - è particolarmente attenta, diciamo pure severa. Di solito queste iniziative sono “incardinate” in parrocchie, altri istituti religiosi o associazioni particolarmente forti nei territori di riferimento. Inutile sottolineare quanto sia importante “togliere dalla strada” i ragazzi ed abituarli alle regole, all’autodisciplina, alla competizione sana, allo stare in squadra che lo sport può dare: e quanto questo sia un antidoto fortissimo contro il disagio giovanile.
Per andare al convegno di Milano ho preso da Roma l’alta velocità delle 6 e durante il viaggio mi sono preparato l’intervento per non …sfigurare considerato il livello, molto qualificato, degli altri relatori.
Dopo un’oretta di studio, per fare un po’ di pausa, ho letto i giornali: politica, economia, cronaca, sport . Sono (molto) tifoso del Napoli e come tutti i tifosi seguo con un misto di speranza e di imposta rassegnazione il tormentone sulla partenza di Cavani: ne sono ammirato naturalmente, per i suoi gol , per la sue straordinarie doti fisiche, per la sua grinta, per la sua professionalità. Mentre mi chiedevo, da settimane, come sarebbe andata a finire, è scattata una scintilla: Cavani e il “campo nel cortile”; i 65 milioni di euro della clausola rescissoria ed i 35 mila euro per ogni campo nelle periferie napoletane: Scampia, Ponticelli, Barra, Soccavo, Rione Traiano, la Sanità, ma anche Caivano, Arzano e via sognando scugnizzi napoletani che giocano a pallone su un campo vero, con un pallone buono, con le divise e rispettando le regole, invece che in mezzo alla strada.
E così senza alcun moralismo, senza abbaiare alla luna, senza alcun intento demagogico, faccio una proposta a De Laurentiis: se il Napoli vende Cavani , destini lo 0,5% del ricavato a sostenere un po’ di campi nel cortile ( circa 10). Sarebbe un segno straordinario di amore per il calcio e per la città; un modo per avvicinare la leggenda alla realtà, spesso dura, di tutti i giorni: naturalmente l’invito è esteso a Cavani, per una quota analoga del suo ingaggio , per uno o due campi.
La Fondazione CON IL SUD, con la Fondazione Magnoni, potrà assicurare tutta l’ assistenza per la gestione trasparente, efficace e corretta dell’intervento.
Inutile dire che se De Laurentiis riesce a non vendere Cavani , la proposta vale lo stesso. Farebbe parte dei festeggiamenti.

mercoledì 15 maggio 2013

I risultati delle elezioni

Che tu possa incontrare la vittoria e la sconfitta, e trattare queste due bugiarde con lo stesso viso. (Rudyard Kipling)

Grazie a quanti hanno voluto ancora una volta confermare la loro fiducia nella mia persona. Ritengo che non sia importante il risultato finale quanto l'avere affermato i propri principi ed aver lottato per affermarli.
La sconfitta non è la peggiore amarezza che può capitare nella vita per chi ha un impegno sociale. Fa molto più male adeguarsi per viltà o per senso di opportunismo.




giovedì 2 maggio 2013

Misericordie povere per i poveri ma che non votano.


Non penso che la ricchezza sia il male assoluto, anzi penso che possa costituire una Manna Santa … dipende dall'uso che se ne fa, se è figlia di Dio o emissaria degli inferi.
Il monito-anelito di Chiesa Povera per i Poveri, annunciato da Papa Francesco si auspicava la povertà come condizione di empatia per rapportarsi con le povertà che affliggono il mondo. Si può essere anche ricchi ma porsi nei confondi del fratello come prossimo e condividerne le indigenze e le sofferenze!
Allo stesso modo si può anche essere più poveri del nostro prossimo ma offrirsi a sostegno dell’altro comunque dando tutto quello che si può.
Le Misericordie sono da sempre pienamente in questo schema di lettura dei Progetti di Chiesa di domani.
Le grandi Misericordie storiche hanno sempre insegnato che la loro organizzazione, pur doviziosa di mezzi, è sistematicamente messa a disposizione delle fasce deboli della società senza far minimamente pesare la dimensione e soprattutto porgendosi con profonda umiltà al servizio.
Ma anche tantissime piccole realtà confraternali sparse nella penisola, svolgono il loro ruolo nelle comunità di riferimento con tanta abnegazione, con pochezza e quasi irrisorietà di mezzi e di risorse, facendo fronte ai crescenti bisogni che si stanno acutizzando esponenzialmente con la crisi economica che da qualche anno sta montando.
Misericordie che stentano a pagare le assicurazioni degli automezzi, a comprare le divise ai volontari o a pagare le utenze della sede ma che puntualmente SERVONO la loro comunità nei bisogni che le vengono presentate o che addirittura vanno a scovare negli anfratti di una mesta ed orgogliosa dignità.
A quante di queste abbiamo tolto il diritto di voto nella prossima assemblea elettiva? Boh non è dato sapere ancora. Ma l’unico dato che avremo a disposizione sarà sapere chi avrà versato e chi non è riuscito a versare le quote nelle casse. Nessuno si prenderà la briga di distinguere tra chi furbescamente si sottrae alla quota e chi non potendo si impegna in mille encomiabili attività che fanno la colonna vertebrale del Movimento.
Ritengo che a queste Misericordie povere che lavorano per i poveri vada devoluto un contributo economico ed assicurato un doppio diritto di voto!! Ritengo soprattutto che a loro si debba un Censimento delle Attività che giustifichino un Bilancio Sociale che va ben oltre il mero dare e avere di una squallida ed inesorabile contabilità che denuncia un profondo rosso.
Chi vive il Movimento da vicino e non dalle secrete stanze di un ufficio, conosce quanto sia grande questa parte di MISERICORDIE POVERE PER I POVERI mirabile anticipatrice del monito del Vescovo di Roma.
Certo è una parte che fa arrossire quella che pure esiste di Misericordie ricche che mostrano i loro mezzi con tracotante supponenza e che voteranno per venti o per trenta.
Bisognerebbe tenere collegate quelle Misericordie, offrire loro un palcoscenico per poter dire quello che fanno, riuscire a comunicare alla società civile la loro importanza nella tenuta delle comunità di appartenenza. E visto che nessuno si impegna in questo senso mentre gli si fa pesare col diniego del voto la condizione di scarsità dei mezzi, invece di chiedergli il voto che manco lo possono dare, voglio chiedere loro di farmi pervenire una breve lista dei servizi più ricorrenti che fanno e tentare con i pochi mezzi a mia disposizione di creare una adeguata banca dati.
Chi vuole tra governatori e volontari può inviarmi il messaggio alla posta del blog: joedes2@virgilio.it. Grazie.

domenica 28 aprile 2013

qualche domanda per ragionare

Riporto la lettera che ho inviato al Coordinmento delle Misericordie di Avellino estendendola a tutti i Governatori d'Italia.

Consorelle e confratelli,
sono a chiedervi un voto per il prossimo rinnovo degli organi della Confederazione Nazionale.
Non avendo diritto a partecipare al coordinamento della Provincia di Avellino, per la prima volta affido a queste poche righe, quello che per me è stato sempre un appuntamento preliminare a tutti gli impegni di livello nazionale. Ogni mia candidatura è partita con la presentazione al più grande coordinamento della regione delle linee che contraddistinguevano la mia candidatura rispetto agli altri confratelli e soprattutto rendevano conto di quello che avevo combinato nei ruoli ricoperti.
Stavolta non avrei da dirvi niente circa il recente passato non avendo avuto alcun ruolo essendo risultato sconfitto alle elezioni precedenti e, a causa dei meccanismi previsti dai regolamenti elettorali, non ho ricoperto ruoli ufficiali. Ma anche se bocciato dai numeri non mi sento bocciato nelle idee e pertanto anche senza ruoli ho continuato con il blog e gli interventi sui siti a dire quello che ritengo indispensabile ribadire verso una Confederazione sorda alle esigenze delle singole associazioni e dai territori completamente abbandonati al loro destino. Certo i problemi di salute recenti non mi hanno consentito una costante azione di pungolo almeno negli ultimi mesi, ma ora pienamente recuperato una condizione fisica decente è doveroso riprendere l’attività soprattutto se tutti voi mi confermate la fiducia che non mi è mai mancata.
Rivolgendomi a governatrici e governatori o, comunque, a membri dei magistrati, mi limiterei a porre alcune semplici domande, lasciando alle vostre intelligenze le risposte e le conseguenze.
Perché quando è entrato in vigore il nuovo statuto si è fatto partire metà del processo elettorale previsto da questo nuovo statuto e precisamente quello del livello nazionale che era stato appena rinnovato ignorando il livello del decentramento regionale che era la vera novità introdotta dal nuovo strumento?
Perché, nonostante il nuovo statuto non preveda commissariamenti ed interventi non richiesti, la Confederazione insiste a tenere in vita commissariamenti e addirittura ne avvia di nuovi in senso mascherato approfittando di piccole beghe di paese?
Perché, al tempo stesso, si esce dal Forum del Terzo Settore senza verificare le notizie riportate da organi di stampa di livello nazionale circa i vertici della Confederazione?
Perché per l’ennesima volta si arriva alle votazioni senza suscitare dibattito all’interno sulle idee ma solo proponendo nomi e indicando gradimenti? A proposito mi dichiaro disponibile a confronti con chiunque si senta toccato da queste domande in qualunque sede non riservata.
Perché la commissione elettorale, per la prima volta nella storia della Confederazione, non riesce ad evitare la candidatura unica alla Presidenza che sa di bolscevica regressione del sistema e soprattutto di disamoramento verso la Confederazione?
Non so come ritenete di rispondere a queste domande ma spero che sappiate far convergere le vostre preferenze su chi oggi non si dichiara allineato opportunisticamente con questa linea dominante ed oppressiva dei vertici confederali.
Da parte mia, come sempre, vi assicuro che, comunque vada l’elezione, io resterò a impegnarmi per invertire la rotta e ridare profonda dignità al nostro Movimento.
27 aprile 2013                                                                                               giuseppe de stefano

giovedì 7 marzo 2013

Scusate il ritardo

10 gennaio u.s.: un problema cardiaco, che poi si è rilevato un infarto, mi ha tenuto bloccato per due mesi. Sono appena rientrato a casa da quel giorno, in questo tempo la solidarietà da parte vostra e le preghiere che avete rivolto per me sono state un viatico fondamentale per superare anche momenti difficili che si sono presentati grazie a tutti voi.
Mi è stato difficile potermi tenere informato su quello che succedeva fuori da quella sala per la terapia intensiva: nuovi partiti si affermavano, il Santo Padre lasciava ed io, già frastornato per quello che mi stava succedendo, ci capivo sempre di meno.
Per fortuna che rimaneva fermamente costante nelle sue cose di sempre Confederazione Nazionale. Si esce dal Forum per alcune beghe, si va a votare, si aspetta una sentenza si tenta di commissariare gli avversari, si lavora per la gestione quotidiana e supinamente si accettano tutte le volontà di una Pubblica Amministrazione che travolta dal momento congiunturale taglia l'essenziale (118) e conserva il superfluo e l'inutile.
Mentre tutto il mondo indica che qualcosa si sta mettendo irrimediabilmente in discussione e sta cambiando per dare una svolta decisiva il consiglio più rinnovato degli ultimi decenni non sa fare altro che il peggio di quanto è stato fatto dai precedenti. Nessuna svolta avevano promesso e nessuna svolta assicurano. Piatti come non mai.
Prendiamo in considerazione l'affare Forum del Terzo Settore, diversi sono gli aspetti che preoccupano nella vicenda:


1. il fatto in sè, grave per le accuse e per la metodologia strisciante con cui vengono poste;


2. la reazione poco accorta della Confederazione che ha finito per sottolineare il caso rinunciando a dimostrare l'eventuale infondatezza delle accuse e a determinare un'area di confronto interno al Forum sulle questioni poste da essa (se fosse vero che il forum è una scatola vuota e che c'è una semplice spartizioni di poltrone perchè non rimanere dentro e lottare per riportare nel giusto alveo il Forum stesso. e poi tutti i rappresentanti nostri che hanno partecipato al forum negli anni recenti (Gambelli, Brunini, Bertolucci) si erano adeguati forse???!


3. l'assoluta non curanza riservata alla vicenda dal nostro interno, indice di un movimento che continua a staccarsi dai contesti del confronto con le altre associazioni e dalle vicende confederali.


Tra tutti penso che sia proprio l'ultimo sia quello che ci debba preoccupare, perchè con lo stesso spirito trascinato e stanco, stiamo andando al rinnovo degli organi, aspettando una sentenza che potrebbe bloccare le nuove elezioni, e, inoltre, mancano pochi decenni a nove secoli di storia gloriosa!
Forse solo i giovanissimi potranno riprendere questi moniti e ricominciare a costruire lo spirito dello stare insieme e non pensare solo a dividere per comandare il futile e meschino.

lunedì 17 settembre 2012

Riscatto o ricatto.

Le convenzioni Tanti nodi sono venuti al pettine con le crisi che la storia dell’umanità ha conosciuto. Oggi con una innegabile crisi, che è anche di liquidità delle finanze pubbliche, tanti comportamenti deviati e devianti delle società occidentali stanno maturando acquisendo l’inderogabilità delle questioni urgenti. Una fra tante sembra interessare il mondo del volontariato in generale e quello delle Fraternite delle Misericordie, in particolare: quella che mette in discussione lo strumento della convenzione. Un mondo che è sembrato singhiozzante sui tagli al welfare è diventato unanimemente corale e frontale sul tema delle convenzioni. Sino a pretendere ed ottenere marce indietro da parte del governo con il beneplacito delle camere. Cosa rappresentano le convenzioni nello stato italiano precrisi? Esse sono il principale e privilegiato canale di sostegno alla collaborazione tra lo stato e quel mondo del volontariato ed imprese sociali che solitamente appelliamo Terzo Settore per semplificare un soggetto pluralissimo della società civile, non facilmente domabile ad unico intento operativo o rappresentativo. La convenzione supera la competizione sul mercato affidando, per lo più direttamente, la gestione di servizi a soggetti di Terzo Settore come associazioni di volontariato e/o cooperative di tipo B, etc. Quale la ratio che è dietro questa eccezione della pubblica amministrazione? Esaminiamola soprattutto per il mondo del volontariato a cui almeno esplicitamente affermiamo di appartenere noi delle Fraternite di Misericordia. Laddove il volontariato intervenga, in carenza o assenza di risposte pubbliche o private, ad assistere istanze particolari delle fasce deboli che non risultino interessanti per il mercato, ci sembra naturale che non ci si possa affidare al mercato per la selezione di gestori che non esistono. Allora la PA sostiene, con il rimborso delle spese, chi eroga quel servizio che il volontariato si è inventato. Lo stato così ne facilita la sopravvivenza fidando nel lavoro volontario. Così nascono centinaia di servizi a cui il privato for profit non avrebbe mai pensato se non altro per la sporadicità e la esiguità della domanda. È questo il caso canonico in cui nemmeno i monetaristi di Bruxelles avrebbero da invocare la illegittimità o la non opportunità del binario privilegiato della convenzione. In questo caso , infatti, la convenzione rappresenta il sostegno a quelle attività che pongono la toppa ad un fallimento del mercato. Ma cosa succede se quel servizio, ad esempio, si espande territorialmente generando una numerosità ed un bisogno di efficienza sociale irrinunciabile e, soprattutto, facendolo diventare tanto importante da interessare le aziende private o la diretta erogazione da parte dello stato? Succede che la convenzione con affidamento diretto negherebbe a quel servizio i miglioramenti che possono derivare dalla concorrenza. È quello il momento in cui la convenzione deve cedere il passo alla gara di appalto soprattutto se il “for profit” riesce a produrre il servizio a costi di impresa e a costi sociali inferiori di quelli di una organizzazione di volontariato! Come si fa a verificare questa economicità più favorevole alla Pubblica Amministrazione e/o agli utenti dello stesso servizio? Mettendoli in concorrenza! Invitando entrambi alla gara di appalto. Insorgeranno i puristi del diritto: come si fa a mettere a confronto chi paga uno dei principali fattori produttivi come il lavoro delle donne e degli uomini impegnati e chi per definizione non lo può e non lo deve pagare come le organizzazioni di volontariato!!! Nulla di strano. Spesso la pubblica amministrazione mette a confronto fornitori che ottimizzano e pagano in maniera diversa i fattori produttivi. Anzi quasi sempre. Perché, dunque, a pelle ci scandalizziamo se quel fattore è il lavoro? Ovvio, ci sembra scandaloso che chi offre il suo volontariato gratuito, vada a scalfire la potenzialità occupazionale di un territorio. Ma il contraltare è fatto da chi, sempre per definizione, presuppone di dover lucrare sulle condizioni di debolezza delle fasce solitamente utenti dei prodotti del volontariato. Nulla di scandaloso se le cose si ottimizzino determinando il miglior mix di fattori in una gara tra i vari tipi di organizzazione che intendono presentarsi. Allora per quale motivo il volontariato grida allo scandalo quando si profila che lo strumento della convenzione venga negato, ad esempio, per un prodotto tipico come il soccorso in emergenza? Ebbene dobbiamo essere onesti con noi stessi: si sono verificate, per questo tipo di prodotto, speculazioni che hanno deviato dal giusto alveo tanto da affidare a volontari con convenzioni servizi che tranquillamente altre tipologie di organizzazioni saprebbero dare con maggiore efficienza economica e minimizzando i costi sociali correlati. A questo punto mi fermerei con questo ragionamento, per riprenderlo eventualmente più avanti, e porrei un’altra questione: ma il volontariato cosa dovrebbe fare e cosa non deve assolutamente fare? Il volontariato Basta guardarne le origini. Noi delle Misericordie siamo privilegiati avendo circa otto secoli di vantaggio sulla 266/91 che ha codificato il sistema volontaristico nel nostro paese. Noi sappiamo ragionare del volontariato a prescindere, partendo non tanto da letture noiose di dettati normativi, ma dal vissuto e dal tramandato che hanno, forse, generato il dettato normativo. Quando la dignità di una persona non è tutelata da alcun soggetto pubblico o privato, chiunque se ne faccia carico è benemerito. Se, poi, i soggetti che se ne sono fatti carico, si organizzano per fare fronte ad un numero di casi superiori a quelli che potrebbero risolvere lavorando individualmente, abbiamo operato il miracolo dei pani e dei pesci e benemerita sarà l’organizzazione. Collegare i servizi alla persona con la dignità dell’uomo è facile, ovvio, naturale, normalmente comune. Al contrario produrre acciaio non avrà mai bisogno della pionieristica offerta del volontariato. Certo anche tutelare un bene culturale o ambientale potrà essere compito del volontariato ma sempre nella logica più ampia di colmare il vuoto nel tutelare un patrimonio fondamentale per l’umanità e per il sistema vitale di cui fa parte. Recentemente dalle mie parti abbiamo scoperto come anche produrre mozzarelle può assumere toni tali da interessare il terzo settore per riscattare lavoratrici e lavoratori da pratiche di illegalità che, ovviamente, ne metterebbero in discussione sempre la dignità. Cosa assolutamente il volontariato non dovrebbe fare? Se nasce per non far lucrare gli uomini sulle disavventure degli uomini, esso mai deve consentire che il volontario svolga questa ignobile funzione. Il principio fondante è assoluto, profondo, indelebile, non modificabile: GRATUITA’. Quando il volontariato nega questo principio acconsentendo a pratiche che deroghino alla gratuità, vanifica la sua ragion d’essere e prima o poi ne paga irreversibilmente le conseguenze perdendo di credibilità e di capacità di conversione rispetto alla società fondata sul profitto per il profitto. Bisogna sicuramente stabilire il confine tra il rimborso delle spese e la remunerazione di una persona. Bisogna affinare gli strumenti di demarcazione tra l’essere lavoratore e vivere gli impegni ed il servizio da volontario, tra l’essere lavoratore onesto e lavoratore in nero. Sono queste le funzioni storiche del volontariato soprattutto nelle terre dove il lavoro scarseggia. Bisogna assicurare che chi governa il volontariato sia volontario in maniera totale e non detenga benefit irragionevoli con il suo status. Bisogna che le organizzazioni di volontariato, di qualunque estrazione e di qualunque livello, abbiano dimensioni consone ai territori che servono. E se cresce? Il resto è incubazione di impresa, di impresa sana, di impresa etica, di patto leale tra associazione e società civile che non debordi da alvei razionali del pionierismo del volontariato mantenendo funzioni proprie come la vigilanza, la denuncia, l’attivazione della cittadinanza, la rappresentanza dell’utenza debole, il calmieramento dei mercati dell’assistenza sociale, della sanità, delle garanzie culturali ed ambientali. E le istituzioni pubbliche? Lo Stato È il soggetto regolatore di questo processo fondamentale dello sviluppo e soprattutto della sostenibilità dello sviluppo, della sua coerenza con i principi moderni di organizzazione statuale. Uno stato gestore è agli antipodi dello stato che garantisce dignità costituzionale ai corpi intermedi. Lo stato li promuove, li sostiene se stanno nella logica dello sviluppo armonico della società. Lo stato deprime ed osteggia la crescita deviata di improprie evoluzioni che propugnano la crescita all’infinito del pioniere oltre la sua funzione, ne riconosce i meriti ma non consente che i meriti distorcano le funzioni. Detto meglio e fuori da metafora: il cittadino attivo dopo la fase di attivazione diventa cittadino modello ma cittadino e basta, non il cuscinetto di ammortizzazione delle inefficienze dello stato abusando di questo ruolo. Questa è patologia. Lo stato regola il processo determinando la cifra oltre il quale il volontariato deve produrre impresa e renderla autonoma. Lo stato non abusa del volontariato che abusa dei suoi meriti! Lo stato che pretenda questo è uno stato che scarnifica l’azione volontaria della sua principale caratteristica e ne determina una mutazione genetica irreversibile vanificando le migliori energie della società che rappresenta. Questo è volontariato di stato! L’incontro tra stato e volontariato. Potrebbe essere la convenzione? Sarebbe la massima volgarizzazione dell’incontro. Anche se dobbiamo ammettere che lo è stato nella stragrande maggioranza dei casi dal 1991 ad oggi. E tuttora resta in questi termini. Appena lo stato ha detto che la convenzione poteva essere messa in discussione finalmente il volontariato ha reagito, ha rivendicato, ha protestato. Non lo aveva fatto con la stessa forza quando lo stato aveva tolto risorse alle fasce deboli, quando la politica monetaria ha privilegiato le banche ai poveri, quando la crisi stava minando la coesione e la stabilità sociale nel mediterraneo. Pericolo ancora in corso ma da cui stiamo opportunisticamente distratti. Non lo fa di fronte alle migrazioni bibliche. Anzi alla generazione economicistica di guerre da terzo millennio si offre supplenza a basso costo senza preoccuparsi anche di quelle che sono le sue principali funzioni e di cui abbiamo detto. Un antico educatore sosteneva che “non è mai troppo tardi”. Se la battaglia sulle convenzioni tenesse queste motivazioni, il vecchio maestro avrebbe ragione ed offrirebbe una grande opportunità di riscatto alla forza potenziale del funzionariato del volontariato che chiede solo di entrare in parlamento per adeguarsi ad esso non per fargli fare un percorso di miglioramento. Il volontariato che si dichiara soddisfatto del mantenimento dello strumento convenzionale e dell’approvazione di qualche provvidenziale emendamento, si accontenta di una scaramuccia vinta nei confronti di una guerra totale che si sta vivendo in sua assenza. È un volontariato che rinuncia ad essere lievito e fermento per diventare olio lubrificante di microprocessi striscianti. È un volontariato che guarda alla rivoluzione del futuro con i paraocchi del passato. È un volontariato che non cerca riscatto per cedere al ricatto!

domenica 24 giugno 2012

Ricomincio da tre.

Alla fine devo registrare una sconfitta netta in cui, penso,abbia prevalso quella ragion di stato che secondo me non sarebbe dovuta prevalere sulle motivazioni e sugli interessi superiori delle singole associate abbandonate al loro destino nella recente esperienza confederale. Escono di scena gli esponenti di una generazione e il consiglio nazionale è profondamente rinnovato. Un augurio sincero a tutti i nuovi rappresentanti, sorelle e fratelli di antica frequentazione o giovani che siano. Che la loro esperienza sia meno traumatica di quella che è toccata a me e che possano contribuire a risollevare le sorti della confederazione anche se per una strada diversa da quella che avevo indicata io ed in cui credo ancora fermamente. Un augurio ed un bentornato a quanti hanno seduto nel consesso e che oggi vi tornano a far parte. Vive felicitazioni al confratello Roberto Trucchi a cui viene rinnovata la fiducia della massima responsabilità della gestione ed a cui mi ero contrapposto. Tra me e lui ci sono modi diversi di concepire il futuro delle Misericordie ed, in alcuni tratti, questi sono inconciliabili ed alternativi. Ma la sua concezione vale il 60 % dei consensi e la mia il 40%. Registro il dato, ne prendo atto e lo rispetto da fratello di Misericordia e da Governatore di questa Confederazione. A quanti hanno condiviso la mia parte, ne hanno sostenuto le ragioni o hanno addirittura fatto, per questo, confluire il voto sulla mia persona, so che non basta il grazie più sincero per la stima e l’adesione ed, allora, aggiungo la doverosa disponibilità a continuare a sostenere le nostre ragioni senza soluzione di continuità e con maggiorato impegno. Certamente so di aver cantato qualcosa che può sembrare l’ultimo sospiro di un cigno, ma so anche che mi accreditate la testardaggine e la caparbietà tali da ritrovare le energie, come un mio famoso conterraneo, per ricominciare da tre.

domenica 10 giugno 2012

Il Programma: AVANTI MA FERMI!

UN PROGRAMMA ALLA BASE DEL CONFRONTO Dalle segnalazioni delle Misericordie è scaturita la mia candidatura alla presidenza della Confederazione che ha alla base l’obiettivo di svelenirne il clima da personalismi e prese di posizione che fanno male alla programmazione ed al confronto. In questa logica è il tentativo di spostare il dibattito verso le cose da fare per far intravvedere il progetto che si ha per le Misericordie e per la Confederazione. In ogni punto del Movimento si avverte la necessità di rasserenare l’ambiente e far rinascere una stagione di collaborazione e di unità. ETICA PRIMO PASSO VERSO LA MORALE L’etica dei rapporti a me sembra fondamentale come indicazione di normalità da ristabilire; ogni volontario di questa Confederazione deve essere certo della lealtà dei rapporti tra di noi. Questo per ristabilire coesione interna ma soprattutto per recuperare credibilità nella società. Nella società contemporanea, che più volte ostenta un tessuto sdrucito e logoro in materia di etica, noi dobbiamo avere le carte in regola per poter svolgere l’azione moralizzatrice che ci tocca per convinzione e per missione. Solo su queste basi etiche, che non devono dare spazi o a comportamenti scorretti, a bugie e furberie, bensì creare le condizioni esclusivamente per correttezze formali e sostanziali, si può costruire per raggiungere i livelli di appartenenza alla Chiesa ed alle sue azioni di Carità. Questi sono i tempi in cui si esalta il ruolo del volontariato vero, il ruolo di un volontariato ispirato e motivato da ragioni profonde ma è anche il momento in cui crollano miseramente i volontariati d’occasione e di opportunismo. Il volontariato vero ha il coraggio di aggiornarsi nelle forme di applicazione del proprio sforzo di servizio. Non resta ancorato sui servizi di sempre ma intuisce l’espansione di quelli senza abbandonarli ma rinnovandoli. IMPEGNO SOCIO SANITARIO Ad esempio noi non possiamo abbandonare il concetto di ambulanza ma dobbiamo allargarlo. Essa è il trasporto ad un luogo sicuro dell’ammalato. Essa è il concetto di supporto avanzato alla salute di chi diventa il più debole della società perché attaccato nella sua stessa fisicità. L’ambulanza riassume tutto quello che si può sintetizzare della Parabola del Samaritano ed allora oggi è anche l’ampliamento di un nuovo quanto antico modello toscano fatto di una rete che può consentire di superare il servizio sanitario nazionale che in alcuni tratti d’Italia comincia a d essere un lusso perché ha un contenuto di debito pubblico che si somma ai costi di normale produzione. Ad un’emergente Sanità low cost dobbiamo contrapporre la nostra sanità sociale, ambulatoriale e domiciliare di basso costo ma di qualità fatta di umanizzazione dei rapporti soccorritore paziente. LA PROTEZIONE CIVILE Ad esempio ancora di fronte allo scempio dell’ennesimo terremoto devastante o dell’irrefrenabile dissesto idrogeologico noi non possiamo ergere solo con forza e caparbietà la nostra gloriosa Protezione Civile senza pensare anche a quella che da anni vado chiamando la Prevenzione Civile che sappia utilizzare le enormi e giovani risorse umane del nostro volontariato anche in tempo di pace per superare e rendere inutile l’allertamento in emergenza . Dobbiamo insomma ricominciare a parlare di ruolo attivo del nostro volontariato per incidere sulle soluzioni che questa società non vede o trascura nei temi tipici delle politiche sociali. L’ACCOGLIENZA E L’IMMIGRAZIONE Non hanno senso gli interventi nelle strutture CIE e congeneri se questi non sono lo spunto per assumere una nostra visione dell’accoglienza generale e generalizzata su tutto il territorio nazionale a prescindere dai luoghi convenzionati per legge che ci devono vedere protagonisti fuori di essi in materia. Protagonisti di una nuova forma mentale di punta che si possa proporre come linea guida alla nazione. Bisogna intercettare i poveri e quindi ricercare i fondi per soddisfare i loro bisogni non il viceversa. CONTRASTO ALLA CRESCENTE POVERTA’ Anzi in questi momenti di profonda crisi economica i fondi ritrovati e raccolti vanno messi a disposizione dei bisogni sempre più stringenti e soffocanti le economie familiari. E Confederazione non può non portare a modello nazionale le prime ed uniche esperienze di attivazione di Prevenzione dell’Usura che nascono proprio dal nostro mondo del volontariato delle Misericordie (a partire dalla prototipale esperienza di Siena a quelle importantissime di Firenze, di Empoli, dell’Aretino etc.). In tal senso i rapporti con il mondo della finanza vanno rivitalizzati e rinforzati con modelli strategici rinnovati. Per tali rapporti bisognerà, infatti, ridimensionare nettamente ogni intermediazione e privilegiare i canali interni e diretti che si sono costruiti in questi anni assicurando professionalità ed eticità. I GIOVANI ED IL VOLONTARIATO NELLE MISERICORDIE Non possiamo non tener conto, a questo punto, dell’accumulo di massima fragilità che si sta verificando nelle fasce giovanili. Bisognerà reinterpretare il Servizio civile con forza e slancio ideale (che deve ricordare il nostro impegno rispetto ai primi obiettori di coscienza) rinnovando e salvaguardando l’attenzione dei giovani verso il nostro movimento anche ricercando sponsorizzazioni dei loro progetti. Ai giovani e per i giovani dobbiamo allestire una Confederazione che sappia affascinarli, che sappia sfidarli, che consenta loro di essere convinti protagonisti del loro futuro superando e accantonando le sirene ammaliatrici di un relativismo storico dilagante. A loro bisogna garantire ad esempio Formazione morale civica e tecnica oltre la sincera promozione della certificazione delle esperienze fatte insieme a noi per poterli proporre alla società come le migliori promesse dello sviluppo. SUPERARE IL RECENTE PASSATO Certo sono questi i dibattiti a cui vorremmo elevare la struttura confederale coscienti che il movimento ci sta già su questi argomenti. Antistoricamente la responsabile dello stato di basso profilo in cui siamo caduti è una certa dirigenza che ha neghittosamente nicchiato su queste sfide proponendo stili di conduzione di bassa qualità per poter dominare. Noi ci poniamo dialetticamente contro coloro che tendono a strangolare il dibattito piuttosto che suscitarlo. Ma soprattutto non possiamo condividere le loro idee di inviluppo ed implosione della Confederazione che resta simbolo e concreta attuazione dello spirito sinergico che deve esserci tra le nostre confraternite per poter essere movimento nazionale italiano ed europeo. Noi speriamo di poter capovolgere lo statu quo che vuole l’ultima amministrazione come quella che ha avuto il numero maggiore di conflitti con le associate fino a determinare l’allontanamento di storiche confraternite come di piccole e periferiche non gradite. Per poter portare avanti i discorsi programmatici sin qui fatti, insomma, bisogna restare fermi nei principi ed uniti con pari dignità nell’azione innovativa.

domenica 29 aprile 2012

Eccomi!

Dalle segnalazioni inviate dalle Misericordie d’Italia viene la immeritata proposta della mia persona alla candidatura di Presidente della Confederazione.
È innegabile che io ne sia contento quanto preoccupato per la responsabilità che già la stessa e sola candidatura ha in questo momento della secolare storia delle Misericordie.
Contento perché è anche un riconoscimento a tutto quello che con tanti confratelli e consorelle si è costruito durante questi anni in terre dove è stato esportato il modello toscano.
Preoccupato dal fatto che essa potrebbe diventare l’ennesimo spunto di divisione nel momento che le Misericordie ne annoverano già tanti e ne risultano dilaniate anche pubblicamente.
Questa candidatura mi era stata fatta intravvedere da alcuni confratelli con cui avevo condiviso più di una decina di anni nel Consiglio Nazionale. Ma più si avvicinava il momento della scelta più ne avvertivo, con lucida consapevolezza, la delicatezza ma anche l’ineluttabilità.
Oggi, prima della formale accettazione presso gli uffici, voglio condividere con il popolo dei volontari dalle colonne di questo blog la mia decisione di accettare la candidatura. Voglio farlo con tutti voi che, più di ogni altro livello di governo del movimento, mi avete insegnato la preziosità dell’unità e della compattezza della nostra azione. Lo faccio sperando di poter interpretare proprio la vostra ansia di rivedere il nostro volontariato libero dai vincoli e dai compromessi di palazzo ma bensì proiettato nel confronto quotidiano con le indigenze che il momento storico sta facendo vivere ai più deboli della nostra società.
Ho fugato, insomma, quella componente di preoccupazione decidendo di essere solo il candidato che tenta di ricucire il tessuto, di essere esclusivamente colui che chiede l’appoggio dei governatori della nostra assemblea se questi sono animati dalla stessa ansia di ricucire gli strappi e non di rivendicare a maggioranze tracotanti e minoranze pretestuose il diritto di  offendere la Storia e negare il Vissuto delle Opere che sono il nostro vero ed unico valore.
Ritengo sia opportuno, avendone, più volte, rivendicata la necessità soprattutto nei quasi cinque anni dell’ultimo mandato consiliare, che chi si propone venga avanti con dei punti programmatici precisi che consentano ai governatori di scegliere tra idee concrete e non tra persone.
Le persone dovranno essere solo ritenute capaci, in base alle scelte del passato, di portare avanti quello che si propongono.
Avremmo evitato tanti equivoci se i presidenti avessero preventivamente segnato con chiarezza la linea lungo la quale avrebbero voluto condurre la Confederazione.
Annuncio per le prossime settimane la volontà di elencare i punti cardini di un programma per il futuro sperando che anche Roberto Trucchi, che saluto fraternamente nella sua veste di uscente e candidato alternativo, voglia condividere con me questo elemento di chiarezza delle posizioni.
Ora mi limito a raccogliere una eredità che mi fa particolarmente felice e faccio mio l’ossimoro lapiriano che aveva fatto da motto nella precedente competizione al confratello Angelo Passaleva, a cui mi onoro di essere collegato per gli insegnamenti ricevuti e per l’unità di intenti: Avanti ma fermi!
“Fermi” nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa, ai valori del dialogo, della pace, dell’incontro tra i popoli. “Avanti” con il coraggio di rimettersi sempre in discussione, di verificare il lavoro fatto, di aprirsi anche ai “segni dei tempi”.

mercoledì 4 aprile 2012

non si può ricusare la verità!

Carissimi governatori,
mi appello a voi che rappresentate le migliaia di volontari delle Misericordie che tutti i giorni si impegnano nelle opere che mettiamo in campo nella nostra nazione.

Arrivare alla ricusazione di un confratello che è stato ritenuto dalla maggioranza dell’assemblea un proboviro (uomo saggio!!), è cosa grave. Arrivare a ricusare il giudice che nelle precedenti elezioni si è promosso e votato, solo perché ha preso delle posizioni non condivise, è di suo un’ammissione di colpa verso il movimento. Se poi lo si ricusa quando deve prendere una decisione vitale per i meccanismi elettorali del movimento, in questo momento di particolare fibrillazione, vuol dire che si è votati alla legge disperata del “tanto peggio, tanto meglio”, incoscienti, inconsapevoli o , peggio, predeterminati sul fatto che la gravità può indurre a prendere una strada senza ritorno.

Patrimonio inestimabile è la tradizione delle Misericordie soprattutto nell’Italia del 2012. Non partire da questa considerazione è porsi fuori dal Movimento stesso anche se si occupano i posti di vertice.

Qui le regole vanno rispettate anche quando sono fastidiose: solo così potremo ricordarlo a chi impunemente le calpesta tutti i giorni in Italia.

Al confratello Trucchi, che rispetto come Presidente, anche senza averlo mai votato in quel ruolo nemmeno indirettamente, chiedo di convocare il consiglio d’urgenza invece di mandare memorie ai probiviri per evitare i giudizi e cavalcare tigri che non gli sono proprie.

Ai fratelli consiglieri che oggi tentano questa carta della ricusazione dei probiviri, li invito a ragionare con me e gli altri consiglieri sulla regolarità di quella delibera che ha indotto la commissione elettorale in errore ed a rinviare la presentazione delle segnalazioni.

Non devono ridacchiare furbescamente per il cavillo escogitato, ma essendo tutti con me in consiglio quel giorno mi devono dire, guardandomi negli occhi, se, come e quando abbiamo deciso quelle cose, piuttosto che ricusare un giudice per non fare giudicare e tentare le ultime carte per rinviare sino all’autunno la verifica del rinnovo degli organi.

Infine agli stessi firmatari della ricusazione, che per la maggior parte appoggiarono in pieno l’elezione dei probiviri eletti ricordo che due sono i casi:

1. fecero bene allora a votarli;

2. sbagliarono clamorosamente su tutto il Collegio.

Nel primo caso devono fidarsi del loro operato e farli procedere, nel secondo caso, visto tutto quello che hanno combinato, sarebbe opportuno che ricusassero loro stessi!

Altrimenti spero che ci pensino quei governatori a cui mi sono appellato sopra.

Giuseppe De Stefano

sabato 31 marzo 2012

Oggi più che mai AUGURI di PACE E SERENITA' 

a tutte le MISERICORDIE

mercoledì 15 febbraio 2012

dopo la neve della Provvidenza.

I paesaggi innevati sanno sempre di quel profondo silenzio che la neve impone alle cose di questo mondo. Anche i pochi rumori che sopravvivono hanno diritto ad essere ovattati ed ammortizzati.
Capita sempre.
Anche all’assemblea andata a vuoto. Sembra quasi che nessuno avesse voglia di farla questa assemblea, che poteva servire ad approvare uno statuto e l’assetto che proponeva. Né chi lo sosteneva né, ovviamente, chi lo osteggiava.
Parte nel frattempo, finalmente, la macchina elettorale per giugno prossimo.
Non si ha voglia di discutere ma di votare, si!
Nei dibattiti di corridoio ancora si da importanza massima ai meccanismi elettorali . Come si voterà? con il vecchio metodo o faremo in tempo ad inventarcene uno nuovo? Nessuno che si preoccupi di non ripetere gli stessi errori dell’ultima elezione, dove si votò, senza chiarirsi per cosa si votava, ma solo chi si votava, a prescindere dalle idee che avesse in testa.
Così si finì per votare chi la voleva cotta insieme a chi la voleva cruda, e quando si trovarono in  cucina litigarono, come sappiamo, e la frittata cadde a terra e gli chef impazziti la calpestarono . Arbitrarono a più non posso e aggregarono, nelle diatribe prima non discusse, anche i saggi probiviri, eletti sempre con gli stessi voti e le stesse alleanze scellerate.
Spero che stavolta si abbia forza a sufficienza per richiedere a chi si candida di dichiarare cosa intende fare quando sarà eletto.
Non assemblee ma luoghi di confronto e di dibattito.
E se si dovesse arrivare alla votazione di giugno sempre allo stesso modo? In quell’ordine apparentemente sparso in cui si colonizzano i territori e si decide altrove chi debba rappresentarli? Cosa potremo fare?
Trattandosi di giugno, sarà difficile sperare in un ulteriore azione della Provvidenza con nevicate inibitorie.
Allora diamoci da fare, al centro ed in  periferia, a parlare delle cose che interessano le Misericordie, i governatori ed i volontari.
All’ordine del giorno delle discussioni non ci dovrà essere solo il riassetto organizzativo della Confederazione, ma anche le politiche sociali di questa nazione e delle singole regioni, i servizi sanitari regionali con le loro falle ed i loro deficit strutturali, il ruolo del volontariato nella crisi economica e difronte al dilagare della povertà, la protezione civile e le sfide del dissesto idrogeologico, delle emergenze climatiche, della prevenzione, del ruolo dei nostri volontari e della loro professionalizzazione.
Del finanziamento. E qui tutti a pensare al finanziamento di Confederazione.
E no! Errore! dobbiamo pensare al finanziamento delle Misericordie: quello di Confederazione ne consegue. Non il viceversa! Che ne sappiamo di come fanno a finanziarsi i governatori di quelle Misericordie  di provincia che tra mille difficoltà assicurano il telefono alla sede? Come li stiamo aiutando. Poi parleremo di come possiamo, se necessario, parlare della struttura confederale!
Allora il dibattito potrebbe riscaldarsi e sciogliere le nevi che coprono i rossori della vergogna.

mercoledì 1 febbraio 2012

L’UNICO MODO DI ANDARE AVANTI È ANDARE AVANTI!

Entrare nel merito: è una vecchia locuzione burocratico – giuridichese, una tentazione di goduria bizantina, un sadico rivoltare di coltello in una ferita purulenta.
Sarei tentato di entrare nel merito dell’ennesima controversa  e polemica diatriba confederale.
Sembrava un idillio l’ultimo consiglio nazionale. Ero tornato rinfrancato dalla meraviglia di aver svolto finalmente un consiglio dove era affiorato ripetutamente il buon senso.
Non avevo cantato l’inno alla gioia perché sinceramente mi sembrava troppo e troppo di punto in  bianco. Avvertivo che, nonostante l’esperienza di un certo ambiente, non capivo tutto e credevo perché mi faceva piacere credere, troppo piacere che rifilasse liscio e si ragionasse con pacatezza finalmente, ma un demone dentro ridacchiava inquieto e mi suggeriva di stare a guardare se tutto fosse così vero.
Ed ecco, nel pieno di un inverno che affligge il nostro paese, un fulmine a cielo tempestoso!
C’è sempre un ricorso che cova sotto la cenere e un collegio che sentenzia.
L’assemblea è vanificata.

Dovremmo leggere 3 pagine di ricorso e 3 pagine di sentenza per poter entrare nel merito.
Se lo ritenete un utile esercizio tutto è pubblicato sui siti. Ma io vorrei non dover entrare nel merito. Perché adesso sarebbe un sadico rivoltare di coltello nella ferita purulenta che tutti conosciamo! No, fratelli, non cadiamo nel tranello che le parti ci propongono. A noi non deve importare chi può avere ragione.
Un Grande Vescovo della mia gioventù, a cui devo l’iniziazione verso la strada del volontariato, una volta mi disse: “Quando la Fede si riduce a norma, a legge, a cavillo giuridico non è più Fede!”
Dall’analisi della storia confederale degli ultimi anni emerge chiara una sola volontà delle parti che continuano a scontrarsi portarci a dividere e a distruggere la confederazione nazionale delle Misericordie. Non credo più a chi dice di volerla salvare nell’uno o nell’altro modo. Chi la vuole salvare non ricorre a mezzucci di questi tipi. Chi la vuole salvare lavora per salvarla.

Avevamo un appuntamento  a Firenze per l’11 febbraio. E allora andiamo all’appuntamento. Se potrà essere un’assemblea meglio. Se non lo potrà essere ci saremo incontrati. Ma è importante andare; ancora più importante di prima che tentassero di declassarci l’incontro.
Potremo decidere comunque per noi stessi. Chi ci sarà, potrà comunque tentare di Rifondare la Confederazione. Forse daccapo se sarà necessario. Se sarà l’unico modo che ci lasceranno.
Che possa essere un Assemblea o meno mi interessa poco. Se ci incontriamo e imponiamo di ragionare avremo lavorato per salvare la confederazione.
E se arbitrati, collegi, preconcetti, scontri di potere, personalismi e cose che non ci appartengono ci vietassero di andare avanti noi seguiremo il monito di un vecchio mito come JF Kennedy che sosteneva che “l’unico modo di andare avanti è andare avanti!”
Per poter fare questo, l’11 prossimo c’è bisogno che ci si muova e si faccia il sacrificio di incontrarsi. Questo nessuno ce lo può vietare.

venerdì 13 gennaio 2012

Rifondiamo la confederazione delle Misericordie!

1.Con quale spirito andiamo al consiglio nazionale del 21 ed all'assemblea di febbraio?

L'assetto confederale è ridotto sul lastrico. Recentemente il tesoriere ha inviato ai consiglieri nazionali ed ai coordinatori una circolare dove praticamente annuncia di non avere risorse oltre quelle strettamente necessarie ad onorare le spesi correnti.

Assistiamo impotenti ad uno stillicidio di accuse ed offese tra le parti che qualche anno fa si trovavano insieme a sostenere Gabriele Brunini a presidente (in questi giorni rinnovato in nostra rappresentanza al CNEL: auguri sinceri e complimenti) che monopolizza il dibattito e mortifica le argomentazioni sul futuro, sul prossimo statuto, sullo stare insieme che sino a qualche anno fa, pur tra mille difficoltà ci aveva visti protagonisti dell'organizzazione del volontariato italiano.

In Toscana nemmeno i moniti del soglio episcopale ci aiutano a recedere dalle lotte intestine. Nel resto d'Italia sgomenti i governatori non hanno più riferimenti, si guardano intorno tentando di tenere accese le fiammelle di forti motivazioni che avrebbero bisogno comunque di essere alimentate da attività comprensoriali e nazionali.

Sopravvivono con blasoni vuoti di significato presidenti, vice presidenti e consiglieri nazionali abbondantemente scaduti (in questo concordo pienamente con chi fa notare i giorni da cui gli organi confederali sono scaduti) nella sola logica giustificazione che il tempo che passa deve essere speso per rinnovare uno statuto obsoleto e non confacente ai tempi ed al contesto istituzionale che ci circonda.

I consiglieri litigano, i probiviri (anch'essi scaduti!) sentenziano, la macchina sta ferma, il movimento scivola all'indietro su un piano inclinato che da spazio alle iniziative LODEVOLISSIME di organizzazioni locali che cercano (vedi coordinamento di Pisa recentemente) di mettere le toppe allo sfrangiarsi di un ordito, a suo tempo, prezioso.

 2. Con quale spirito mi sto avviando al consiglio di sabato 21 ed all’assemblea di febbraio?

So di essere additato come capocorrente, come capobastone ma so anche che è solo una lusinga di chi non la pensa come me circa il volontariato delle Misericordie e tenta di accomunarmi in un destino di strumentalizzazione dei volontari e dei governatori che non mi è proprio.

Una caratteristica ho tentato di mantenere nella mia esperienza di volontariato e nella mia vita: garantirmi le condizioni per poter dire sempre quello che penso: che il mio pensiero, poi, possa aggregare condivisioni lo concedo, che io possa imporre il mio pensiero ad altri lo detesto.

Andrò a Firenze per il consiglio e, se Dio vuole,  vi tornerò a febbraio per l'assemblea. Raccolgo le ultime speranze e vado. Vado per approvare lo Statuto licenziato democraticamente dalla seconda commissione Giovannelli, se ci si riesce. Il lavoro è ottimo, ma già il consiglio ultimo scorso ha stravolto alcune cose fondamentali. Lo stravolgimento già è in atto e non si fermerà.

Nonostante tutto però sarà importante provarci, per dimostrare che non ci rassegniamo alla stagnazione per assurde lotte di potere.

Si approvi o non si approvi non mi interessa vado e do appuntamento alle intelligenze che ci sono nel Movimento per ragionare insieme come uscire dal pantano. Il risultato della votazione serve a chi va per vincere o, peggio, a chi va per non far vincere gli altri. Io non vado né per quello né per il resto.

3. Sorelle e Fratelli, siamo a meno di un mese dall’Assemblea più importante degli ultimi dieci anni. Non so come andrà. Io ci vado per incontrare le donne e gli uomini di Buona Volontà. Per parlare, per abbracciarci e decidere al di là delle maggioranze costituite e delle opposizioni preconcette, al di là delle norme e delle astute interpretazioni. Dobbiamo decidere come continuare ad incontrarci con serenità di spirito, con il sorriso e la gioia del confronto.

Non arrivate con etichette che non siano Quelle proprie della nostra divisa. Non siate né di Corsinovi né di Cavaciocchi. Assolutamente vi scongiuro, non ditevi di De Stefano.

Meglio ancora, non venite per scegliere questo articolo o quel comma. Cerchiamo insieme di alzare la voce per non far sentire chi grida e RIFONDIAMO LA CONFEDERAZIONE DELLE MISERICORDIE in ogni luogo d’Italia!

mercoledì 21 dicembre 2011

AUGURI

Non occorrono frasi fatte per portare gli auguri di Natale al mondo. è un giorno come gli altri in cui se uno ti spinge ricambi col sorriso, se qualcuno ti chiede un aiuto tu ti affretti a darglielo, in cui tutti si sforzano di essere un pelino più buoni e comprensivi. semmai sono gli altri giorni ad essere diversi da quello che noi dovremmo tentare di farli diventare.
Per i volontari delle Misericordie ogni giorno è Natale!
Fraternamente. Peppe De Stefano

lunedì 25 aprile 2011

INTERVENTO DI SANTO CARNAZZO: CONFEDERAZIONE VISTA DALLA SICILIA

Ai Governatori di Misericordia della Regione Sicilia.

Gentili Consorelle e cari Confratelli,

desidero fornirvi qualche notizia in merito ai lavori dell’Assemblea Nazionale delle Misericordie, che si è tenuta il 16 del c.m. a Montecatini Terme.

Per meglio comprenderne gli sviluppi è utile una prefazione.

Nel 1999 ritenemmo indispensabile per la crescita del Movimento, specialmente nelle aree meno sviluppate, un decentramento reale con autonomia d’aggregazione. Su questa linea politica ci siamo ritrovati in tanti, primo fra tutti il mio amico Beppe De Stefano; con Lui ho condiviso aspettative, lotte di governo e di opposizione confederale (molta più opposizione che governo, invero!). Di questi anni ho un ricordo intenso e posso dire, con la consapevolezza di chi non teme smentite, che mai ci è mancata lucidità ideale e disinteresse personale. Anni di piacevole impegno che si sono condensati, in ultimo, nel documento detto di Cassano; in questo elaborato sono riportate le nostre proposte su come articolare la nuova Confederazione, stante che la vecchia è al collasso economico e gestionale, e che appare sempre più interessata a gestire i piccoli problemi di singole Misericordie che ad elaborare strategie comuni.

Centrale nella nostra proposta è il nuovo statuto; questi deve prevedere che il Movimento si articoli in Associazioni di 2° e 3° livello, autonome ed aggregate sia per territorio che per tematiche operative. L’insieme di questi soggetti autonomi, liberamente costituiti, confluiscono nel nuovo soggetto nazionale.

Questa visione è stata osteggiata negli anni, con forza spasmodica, sia dai Confratelli toscani che dai nostri Confratelli Siciliani, che di Essi sono politicamente sodali. Per questa linea politica siamo stati attaccati, e lo siamo ancora, quindi per una visione politica innovativa e non per le nostre scadenti qualità di governo.

Ritornando a Montecatini Terme, durante il Consiglio nazionale di giorno 15 c.m., e successivamente in Assemblea, è stata approvata all’unanimità una proposta della toscana, che impegna il Movimento ad approvare entro settembre 2011 il nuovo statuto confederale, compiutamente e pienamente autonomista, ed a portare con questo nuovo strumento le Misericordie al voto nazionale.

Quindi con tale approvazione all’unanimità si evidenzia:

1. la lungimiranza della nostra visione politica,

2. la nuova volontà della toscana, che renderà economicamente autonome le proprie aggregazioni regionali di 2° livello, dopo essersi presi, senza colpo ferire, l’autonomia politica ed amministrativa,

3. le ricadute che da questo cambio di volontà si avranno sui territori extra toscana,

4. il pieno insuccesso dell’attività politica dei nostri Consiglieri nazionali,

5. la necessità che anche sul territorio siciliano inizi la stagione dell’aggregazione, per migliorare la capacità di ideazione e di risposta.

Potremmo anche lagnarci che sino a quando era la periferia a chiedere l’autonomia, la lotta della Confederazione e dei nostri Consiglieri nazionali è stata spietata; quando dopo a chiedere l’indipendenza, economica, politica e amministrativa, è stata la Toscana si procede all’unanimità.

Ma noi non lo pensiamo; non ci interessa.

Siamo soddisfatti che le nostri tesi politiche, oggi, abbiano ottenuto l’unanimità, e che da questa fase riparte una nuova politica di crescita dei territori.

Non mi nascondo certo che quanto di grave è successo, e continua ancora a succedere, in Sicilia, ci costringerà a dividerci; ma ritengo altresì che tale divisione operativa dovrà vedere in futuro una nuova coesione, basata sul rispetto delle regole e della verità, sulla democraticità delle cariche elettive, sulle idee, sugli ideali e sui valori.

Per tutto ciò ritengo che è giunta l’ora che si crei in Sicilia la prima aggregazione di 2° livello; una aggregazione che abbia al pari di quelle toscane piena autonomia e riconoscimento.

Per questo nuovo orizzonte mi spenderò da oggi, nel solo e pieno interesse delle Misericordie.

Come da sempre.

Vi invio i miei più sinceri auguri di una felice e santa pasqua.

Fraterni saluti

Santo Carnazzo

Coordinatore Misericordie della Provincia Catania

mercoledì 20 aprile 2011

AUGURI


LA PACE E LA SERENITA'
SONO I SEGNI DELLA RESURREZIONE.

BUONA PASQUA
AI POVERI ED AI SOFFERENTI
AI VOLONTARI CHE LI ASSISTONO
ALLE SORELLE ED AI FRATELLI DI MISERICORDIA

E BUONA PASQUA
ALLA CONFEDERAZIONE
ED A TUTTE LE MISERICORDIE D'ITALIA.

domenica 17 aprile 2011

L'ASSEMBLEA CONVERGE SULLE NOSTRE POSIZIONI

Il Consiglio Nazionale e l’Assemblea a Montecatini convergono unitariamente sulle posizioni da sempre sostenute da “quelli di Cassano” e ribadite recentemente nella proposta all’Assemblea.

In convergenza con altre importanti componenti del Movimento, si è trovato finalmente il coraggio di fare chiarezza sul progetto di una Confederazione rinnovata nel segno del decentramento delle responsabilità di rappresentanza e della fermezza nei princìpi. Tutto nel tentativo di sublimare la Confederazione Nazionale verso le nuove frontiere sia del confronto con le autorità centrali e comunitarie quanto del contributo indispensabile all’opinione pubblica italiana segnandola verso l’impegno nella costruzione della Civiltà dell’Amore fatta di capacità di accoglienza e di applicazione della sussidiarietà e di solidarietà.

Per la prima volta, finalmente, le Misericordie, stanche del prolungarsi estenuante dei lavori avviati sin dalla precedente legislatura, detta i tempi di questo impegno indicandone, come avevamo proposto da questo blog, il completamente prima del rinnovo degli organi come si può evincere dal testo della mozione approvata ad unanimità di seguito riportato.

Mozione

L’Assemblea Nazionale delle Misericordie, riunita a Montecatini il 16 Aprile 2011, udita la relazione del Presidente Roberto Trucchi nonché gli esiti dei lavori del Consiglio Nazionale riunitosi ieri;

ESPRIME soddisfazione per i passi importanti compiuti in questi mesi verso il processo di riunificazione del Movimento con la Misericordia Madre attraverso una revisione- da tempo auspicata . dallo statuto confederale;

APPROVA in tal senso la costituzione della Commissione incaricata dal Consiglio Nazionale – espressione di tutte le realtà territoriali – che, presieduta dal confratello avvocato Mauro Giovannelli, porti alla definizione di una proposta di nuovo statuto a partire dai principi contenuti nel documento redatto a fine 2010 dal precedente gruppo di lavoro per l’unità del Movimento guidato dallo stesso Giovannelli;

CONCORDA sulla necessità – ormai ineludibile ed approvata da tutti – che il nuovo statuto delle Misericordie esprima un decentramento completo e compiuto di soggetti pienamente autonomi a livello regionale e – laddove possibile e necessario – anche sub regionale., nel quadro di un sistema di garanzia e di controllo che rafforzi la centralità della Confederazione Nazionale quale soggetto di rappresentanza unitaria del Movimento;

INVITA la Commissione a valutare nel suo lavoro la necessità di mantenere ed anzi integrare e valorizzare le esperienze inter-associative tra Misericordie già da tempo esistenti ed operative a livello locale;

CONDIVIDE il percorso disegnato dal Consiglio Nazionale che vede la Commissione Statuto completare il proprio lavoro entro il 15 Giugno prossimo con la stesura di un testo da discutere poi in Consiglio Nazionale e presentare alle Misericordie entro il mese di Luglio, con la successiva convocazione dell’Assemblea Straordinaria per l’approvazione del nuovo Statuto entro settembre;

CONFERMA l’impegno per l’indizione dell’Assemblea elettiva della Confederazione entro i tempi definiti dal Consiglio Nazionale;

AUSPICA infine che questa prospettiva comune e soprattutto il senso di responsabilità e l’amore per il nostro Movimento consentano di superare le tensioni e le astiosità manifestatisi negli ultimi anni e di rilanciare il ruolo della Confederazione Nazionale e dei nuovi soggetti territoriali a fianco delle Misericordie nell’aiuto al prossimo ed alle nostre comunità.

Stiamo vivendo una svolta!

martedì 12 aprile 2011

UNA PROPOSTA PER MONTECATINI

L’appuntamento è a Montecatini per il 16 aprile. Le Misericordie si incontrano per l’assemblea ordinaria per approvare il bilancio ma soprattutto per cominciare la riflessione in vista dell’assemblea elettiva prevista per fine settembre a Roma.

Gli anni appena trascorsi passeranno alla storia come la “gestione Brunini” eletto quattro anni fa sulla base di un programma riassunto nel “Manifesto per l’unità”.

La nostra posizione rispetto a quella linea fu da subito di scetticismo e contrapposizione.

L’unità deve nascere da un dibattito tra le idee diverse e non dallo strozzare questo dibattito in ragione di riflessioni ed opportunismi elettorali come era alla base di quella compagine.

Risalendo nel blog troverete tutti i dettagli di questa interpretazione di quel momento.

Oggi non si deve ripetere quello che si riconosce universalmente essere stato un errore epocale che ha segnato quattro anni di inefficienza e di smarrimento proprio di quella unità nel cui nome si era partiti.

L’uscita di Misericordie storiche dalla famiglia confederale, tra cui la Misericordia di Firenze Duomo, basti per stigmatizzare questi anni.

Con senso di responsabilità siamo pronti a dare un contributo per risolvere il pantano in cui siamo stati cacciati tra rivendicazioni personalistiche e prese di posizione capricciose e provocatorie.

Ma per poter agire in tal senso bisogna accettare che c'è necessità, sin da subito, di puntare ad affrontare i nodi statutari che potranno consentire l’ammodernamento della struttura confederale pur tenendo fermo il timone sui princìpi del Movimento.

Avanti ma Fermi”, ossimoro del grande La Pira, fu il motto con cui ci contrapponemmo a quel Manifesto. Ed ora più che mai esso ci indica la linea da seguire nel dibattito confederale.

Avanti nell'azione di adeguamento ai tempi, alle novità di decentramento istituzionale in atto in Italia, ma Fermi nei momenti ispiratori, nel riferimento fondamentale della Chiesa Cattolica e nella vigilanza che questo riferimento ci impone.

L’appuntamento deve essere con la chiarezza: se non la facciamo prima della tornata elettorale la rinvieremo, inutilmente, di altri quattro anni! E questo non è sostenibile da parte di un movimento dilaniato da aspri confronti locali che stanno segnando solchi che, se li lasciassimo incancrenire, diventerebbero insormontabili.

Subito il confronto, dunque, e in base ai numeri che si raccolgono in questo ultimo appuntamento prima dell’assemblea elettorale si acceleri il processo di ricostruzione, con concretezza e con serenità rimettendoci sin d’ora alle volontà espresse dalle Misericordie stesse.

La proposta:

• si voti sul bilancio con l’approvazione di un documento che affronti i temi del decentramento e deleghi il consiglio nazionale ad esprimere entro giugno la proposta definitiva a partire dalla bozza di statuto approvata nell’assemblea di Firenze Rifredi e, costata, allora, diversi mesi di riflessione a diversi confratelli impegnati nella Commissione Zileri ;

• si riconosca almeno l’autonomia decisionale e di rappresentanza al livello regionale;

• si individuino le modalità di elezione e di contribuzione coerenti con le scelte fatte per i punti precedenti.

Aspettiamo contributi da chiunque legga queste poche righe per preparare nel migliore dei modi Montecatini 2011!

domenica 10 aprile 2011

Le sette opere di Misericordia corporale commentate da Erri De Luca in Cattedrale a Napoli

Sette opere di Misericordia
Si definisce non credente piuttosto che ateo perché «esclude la divinità per se stesso e non per gli altri» ma allo stesso tempo ammirato da taluni cristiani per la praticità con cui aiutano il prossimo, «come se non stessero facendo niente».

Lo scrittore Erri De Luca è in Cattedrale affollatissima, alle sue spalle una gigantesca installazione di sette metri (realizzata dall'imprenditore Giacomett) che riproduce "Le sette opere di misericordia corporale" di Caravaggio. È qui perché ha risposto all'invito del cardinale Sepe, l'unica autorità civile riconosciuta in città secondo lui, per celebrare il Giubileo dell'arte, il 31 marzo, ultimo appuntamento del mese di marzo, dedicato dalla diocesi alla cultura. E da ospite, dice, offre una rilettura dello splendido dipinto di Caravaggio, icona del Giubileo e di Napoli, e delle sette opere di misericordia in esso racchiuse (anche se, secondo la successiva esposizione di Nicola Spinosa al Pio Monte, in realtà le "misericordie" raffigurate nel quadro sono sei perché tanti erano gli aristocratici che l'avevano commissionato).

Il corpo è una stanza che noi abitiamo solo per un periodo, fa notare De Luca a proposito di "Seppellire i morti". «Quando moriamo dobbiamo restituire l'appartamento e a prendersene cura sono i vivi, nell'atto misericordioso della sepoltura».

Al "Visitare i carcerati", invece dedica un ricordo personale: «La mia generazione politica ha avuto il merito di portare i libri in carcere per i detenuti analfabeti - spiega - che rappresentavano l'unica possibilità per raccontare e smaltire il tempo della pena».

Così sulla nudità. «Vestire gli ignudi è un gesto premuroso. Nella storia recente i prigionieri ebrei venivano messi nelle camere a gas nudi perchè spogliare è togliere la dignità che l'abito restituisce».

Per interpretare il "Curare gli infermi", lo scrittore cita il Signore: «Il più grande infermiere è stato Cristo - fa notare De Luca - che riusciva a sanare gli storpi e restituire la vista ai ciechi. Ma non lo poteva fare con tutti, solo con i prossimi. Curare gli infermi è un grande gesto di vicinanza».

L'attualità fa da sfondo alle due "misericordie": "Dar dare bere agli assetati - «l'acqua è natura che non può essere arginata, controllata o privatizzata da nessuno» - e "Dar da mangiare agli affamati": «Il cibo non deve essere ridotto a merce e non serve per fare commercio, non deve avere valore di scambio».

Si affida infine ad una storia per commentare "Alloggiare i pellegrini". «Nel 1941 in una località della Lituania, ci fu una delle tante stragi di ebrei che venivano fucilati e poi fatti cadere in una fossa comune. Un ragazzo calcolò l'intervallo che intercorreva fra una raffica e l'altra. Si gettò nella fossa prima che lo fucilassero.

Dopo molte ore riuscì a liberarsi, fu l'unico sopravvissuto. Cominciò a chiedere aiuto ma tutti lo cacciavano. Ad una vecchia disse di essere il redentore e lei lo accolse. È bene, dunque, accogliere gli stranieri - conclude - perché possono essere migliori di noi».


Da • il blog sociale di pasquale Orlando

domenica 20 marzo 2011

I nodi vengono al pettine!

Intervento al Consiglio Nazionale del 19 marzo 2011 sull'approvazione del Bilancio Consuntivo 2011

Questo intervento sul bilancio consuntivo vuole evidenziare e sottolineare anche interventi già accennati a proposito di altri punti all’odg.


Quanto fosse urgente ad esempio incontrarci già un mese fa, infatti, si evince chiaramente dai numeri riportati oggi in bilancio, in un consuntivo che meglio sarebbe definire consunzione.

Gli organi di questa confederazione brillano solo per l’attività che comportano al documento che l’amministratore ci ha appena illustrato. Null’altro hanno incrementato se non che la voce del “funzionamento degli organi” per il 213 % rispetto al preventivo.

Certo, può capitare che accada, ma al 120 % si avverte il consiglio nazionale o l’assemblea di quello che sta capitando. Ci si sospende i rimborsi delle spese e, se proprio fosse necessario incontrarsi, si ricorre alle nuove tecnologie, ma non si arriva al 213% inopinatamente come se niente fosse.

Almeno si depongano i telefoni! Niente di tutto questo. Anzi, in qualche anfratto della sua doviziosa e puntuale relazione si costringe l’amministratore ad annunciare una probabile stretta sulla spesa telefonica quando si accorge che lo stesso destino (incremento del 123 % rispetto al preventivo) ha subito anche la voce “spese generali”.

Voglio sperare che si sia parlato telefonicamente di questi problemi; voglio sperare che tra i consiglieri di presidenza, i vicepresidenti regionali e i componenti dell’ugem si sia discusso telefonicamente di questa o quella voce di bilancio che stesse lievitando troppo, per trovare una risposta all’ennesima emergenza finanziaria di questo bilancio! Sarebbero da verificare i tabulati e le conversazioni per assolvere una presidenza che tutto ha applicato tranne il principio del buon padre di famiglia.

Del resto siamo ormai da anni abituati ad essere voce nel deserto, Cassandra nostro malgrado, dicemmo (ed eravamo a ridosso delle scorse elezioni) che a Bari (gestione dell'allora CPT) si stava creando un buco di gestione che ci sarebbe caduto addosso. Una speciale commissione partì per la Puglia e chiuse forse un accordo elettorale che portò al "manifesto per l’unità", ma ci rassicurò, a loro dire, che si metteva a posto tutto ed oggi i nodi arrivanoal pettine  inesorabili, ma con estrema lentezza, nella voce oneri diversi per 56.813,50 euro! Ci parlarono di prestiti, di buone e brave misericordie calabresi che avrebbero sopperito ecc. ma eccoci invece di fronte all’ultima parte dell’ennesima colpevole leggerezza di gestione.

E la raccolta Cile l’ho seguita di meno perché so che la protezione civile vede impegnati il fior fiore dei consiglieri nazionali oltre al presidente e l’ugem intero del tempo, eppure oggi sento inopinatamente parlare di incapienza del fondo “raccolta cile” rispetto alle spese effettuate, come voi tutti avete letto nella prerelazione dell’amministratore.

In altri termini abbiamo speso i soldi prima di averli, senza avvertire chi aveva destinato quei soldi a chissà cos’altro!

Se ad esempio bisognava pensare allo sviluppo delle nostre associazioni (forse era troppo presuntuoso il termine sviluppo ma almeno evitare il precoce invecchiamento delle Misericordie) i soldi mancavano di colpo e per fortuna che l’ultimo dipendente impiegato, come fedelissimo nipponico di un imperatore abbondantemente sconfitto da sé stesso, ha pensato bene di dimettersi evitando di spendere quanto previsto!

Non ne parliamo dei progetti! Per fortuna che resta, per la categoria, una voce “Progetto speciale organi dirigenti” di cui noi consiglieri nazionali comuni e mortali nulla sappiamo. Forse era stato riservato all’olimpo pensante della presidenza! Siamo desiderosi di sapere di cosa si è trattato proprio perché resta come monumento ai caduti a testimonianza di altri momenti in cui si progettava tanto e troppo forse.

Tutti morti i progetti tranne questo per gli organi dirigenti per cui spendiamo (dietro finanziamento spero) 63 migliaia di euro e poco più.

Siamo in sede di rendicontazione di bilancio ed è fuori luogo chiedere cosa questo progetto pensava di ottenere, ma visti i risultati che stiamo raccogliendo con quella gestione di organi dirigenti caro fratello Monciatti potevamo evitarci questo sforzo.

Questo consuntivo del resto è testimonianza che la Confederazione nazionale si limita ad investire tempo solo dove ci sono soldi in abbondanza. Ci siamo ridotti e non è poco, per carità, alla grande gestione dei CIE e congeneri. Ma su questo stendo veli pietosi per il momento.

Tutto il consiglio di dicembre di cui avete appena approvato il verbale si chiede come finanziare la Confederazione per lo sviluppo e per i progetti. In un punto di quel consiglio in cui fui assente giustificato, tutti in coro avete biasimato le associazioni che non pagano le quote, anche le vostre stesse Misericordie a volte. Ad unanimità avete detto “basta!” a chi si sottrae a questo dovere di contribuzione. Testualmente vi siete impegnati nel dicembre scorso a:

Il Consiglio nazionale, all’unanimità, relativamente al finanziamento confederale 2011 – in attesa di delineare un nuovo sistema di finanziamento confederale, conferma il sistema di quote previsto per gli anni 2009 e 2010 e ribadisce la necessità inderogabile a precedere alla sospensione delle Misericordie che risultino inadempienti sul versamento delle quote sociali (sia in quota fissa che nella misura del cinque per cento per coloro che hanno entrate derivanti a trasporti sanitari, gestione centri per immigrati ed antincendio boschivo, comunque generate).

Di questo ne riparleremo in assemblea magari quando ci saranno i governatori di quelle Misericordie che si dibattono tra mille difficoltà e potranno dire perché rinunciano al piacere - dovere di versare le quote. Oggi mi inchino alla decisione. Ma delle due l’una: o siete fedeli a quella decisione appena confermata con l’approvazione del verbale e approvando questo consuntivo vi comportate di conseguenza o ci dimettiamo tutti con Brunini ma per diversi motivi e ci avviamo serenamente a dichiararci non capaci di gestire questo benemerito sodalizio.

Oggi infatti scopriamo e non possiamo, e non potete, fare finta di non sapere che (cito testualmente dalla relazione del tesoriere) che:

- L’Asl 3 Pistoia versa a Confederazione il 3%, il restante 2% viene versato a Pistoia Soccorso sulla base di un diverso accordo locale. Da ciò deriva un mancato ricavo presunto pari a € 55.245,48 ;


- L’Asl 4 Prato non trattiene il 5% di spettanza confederale ma versa l’intero importo alla Misericordia di Prato. La Misericordia di Prato ha versato direttamente alla Confederazione il 5% fino al mese di giugno 2009. La Confederazione deve ancora ricevere il 5% da luglio a dicembre per un importo pari ad € 25.747,76. Comunque nel bilancio anno 2010 è stato inserito come ricavo convenzioni Asl 4 Prato il 5% della Misericordia di Prato anno 2010 pari ad € 82.436,63 in ottemperanza a quanto stabilito dal cennato accordo quadro.

Certo non si tratta più della piccola Misericordia del trapanese o del beneventano che non tocca me difendere ma che, sappiano, sono pronto a farlo.
Si tratta della Toscana blasonata ed efficiente, che, senza dubbio alcuno, ci ha insegnato a far crescere le nostre associazioni e che, quindi, motivi per assumere simili atteggiamenti ne avrà e li possiamo intuire tutti. Soprattutto dopo aver visto questo bilancio consuntivo!

L’amara verità è nell’inettitudine che traspare proprio mentre è aperto il dibattito sul grado di decentramento da concedere ad un territorio che soprattutto in Toscana è molto avanti alla gestione confederale miope, neghittosa e sterile.

Or, dunque, se volete approvare questo consuntivo e tenere fede a quella deliberazione appena definitivamente consacrata dovete avviare contestualmente la sospensione di Prato e di Pistoia dalla Confederazione più che non abbiate spinto qualche tempo fa fuori Firenze Duomo e Rifredi. E so bene che quel che dico è follia ma è l’amara conseguenza del vostro arrovigliarvi sulle vostre decisioni con la leggerezza dell’incoscienza.

Una via di uscita c’è. E non vi ripropongo le dimissioni anche perché so che non le dareste ma la soluzione che vi offro sta nel soprassedere all’approvazione ed avviare subito l’unica attività che ci compete per riprendere credibilità ed è il processo di riforma dello statuto fermo al palo da sei anni e dopo che un’Assemblea (quella di Firenze Rifredi la ricordate?) aveva varato una proposta definitiva!

Prima di ogni altra cosa, poi, senso di responsabilità vorrebbe anche le scuse al movimento per averlo ridotto a dover assistere a simili consuntivi ed a simili consunzioni.

Giuseppe De Stefano

n.d.r. Il Bilancio consuntivo è stato approvato con 9 voti favorevoli e 2 contrari. Ricordiamo che il Consiglio nazionale è composto di 30 consiglieri! ed è stata convocata l'Assemblea per il 16 aprle a Montecatini.